Comunicazione

Le parole di Mariastella Gelmini durante la trasmissione Ballarò, quando ha bollato come inutili le facoltà di Scienze della comunicazione, hanno provocato una lunga scia di reazioni. Ma adesso ci si mettono anche i numeri a confutare la tesi del ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca. Le cifre in questione sono quelle relative ai neolaureati che trovano lavoro al termine del corso di studi.

Un po’ a sorpresa, guardando questo dato si scopre che il tasso di impiego post-laurea per gli studenti in Scienze della comunicazione è quanto meno analogo a quello dei laureati in Economia o Ingegneria. Costantino Marmo, che presiede il corso di laurea triennale all’Università di Bologna, ha spiegato in un’intervista che il 47 per cento dei laureati alla triennale lavora, mentre il 30 prosegue gli studi universitari e soltanto l’11,9 per cento risulta disoccupato.

I dati del docente bolognese trovano conforto nelle risultanze dell’indagine Almalaurea 2010, la quale registra una generale flessione degli occupati in discipline economiche (37 per cento di occupati) e ingegneristiche (44,7 per cento) e una percentuale maggiore dei laureati nel settore comunicazione, con i laureati alla triennale che trovano lavoro nel 49,1 per cento dei casi e quelli che conseguono la specialistica occupati per il 53 per cento.

Altro conto è invece il dato sulla tipologia di contratto e sul tasso di precarietà degli specialisti della comunicazione, elevato anche a distanza di anni dal conferimento del titolo, con più della metà di atipici e un decimo circa senza alcuna forma contrattuale. Così come ci sarebbe da ridire sul funzionamento di alcune facoltà, ma questa questione non è di esclusiva pertinenza di Scienze della comunicazione. Intanto, complici i tagli e la “semplificazione” dei corsi, alcuni atenei come Savona e Macerata potrebbero chiudere il corso di laurea.

A dire il vero, il pregiudizio nei confronto di questo corso risale a ben prima delle dichiarazioni di Gelmini. Giovanna Cosenza, che a Bologna dirige il corso di laurea magistrale in Semiotica, lo attribuisce a una cultura della comunicazione carente nel nostro Paese, mentre invece ci sono molti settori – a cominciare dalla pubblica amministrazione – che avrebbero un gran bisogno di imparare a comunicare.