chimica

Legge o economia? Scienze naturali o ingegneria? Le opinioni su quale corso di laurea oggi sia più redditizio in termini economici ma anche occupazionali, tendono spesso ad essere discordanti, ricorrendo alla valutazione di tutti i “pro” e i “contro” di un determianto profilo professionale.

Dati alla mano però, Confindustria vuole dare un’idea concreta di quali discipline universitarie possono avere sbocchi più promettenti secondo una stima oggettiva. L’occasione è stata OrientaGiovani, evento tenutosi nei giorni scorsi alla Bicocca di Milano, in cui è stato presentato il dossier pubblicato insieme ad Assolombarda e Federchimica.

Il titolo “Tutti pazzi per la chimica” esprime meglio dei numeri i risultati del report. Negli ultimi anni le facoltà di chimica dimostrano dei numeri non più irrilevanti, in netto superamento del trend minimo raggiunto nel 2000 con soli mille immatricolati in tutta Italia. Oggi infatti gli studenti iscritti a Chimica sono circa tremila.

Quello che è più interessante è il fatto che il 90% dei chimici trova lavoro entro tre anni dalla laurea, e si intende una occupazione perfettamente in linea con la preparazione universitaria. Un dato che paragonato a Scienze politiche, in cui si scende al 46%, risulta davvero significativo.

Insieme all’occupazione per i chimici diminuisce drasticamente il precariato, visto che il 95% degli addetti ha un contatto a tempo indeterminato. Secondo Cesare Puccioni, presidente di Federchimica, le persone che lavorano nel settore non sono intercambiabili, ed è fondamentale dare sicurezze per ottenere “professionalità specifiche con un livello più elevato della media”.

Per quel che riguarda la pensione poi, ancora buone notizie. Esiste infatti un fondo per la previdenza integrativa che ha una quota notevole di iscritti, circa 4 su 5 lavoratori, e questo garantisce una buona stabilità nel tempo, che si somma a un fondo per l’assistenza sanitaria.