firmato decreto per scambio tra personale universita ed enti pubblici

Creare un sistema italiano della ricerca più competitivo, meno frammentato e all’altezza di quelli che vigono nel resto d’Europa. Questo l’obiettivo del decreto che in questi giorni è stato firmato dal ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Francesco Profumo, in modo da dare nuove opportunità di scambio e interazione tra il personale universitario e quello degli enti pubblici di ricerca. Ciò vale per gli enti di ricerca vigilati dal Miur, le università statali (inclusi gli atenei a ordinamento speciale) e quelle non statali legalmente riconosciute, come anche per le università straniere e i centri internazionali di ricerca.

Grazie a questo decreto e allo scambio tra personale delle università e degli enti pubblici che ne deriva, gli atenei potranno ampliare e migliorare la propria offerta formativa attraverso il contributo diretto dei ricercatori degli enti. Allo stesso tempo, quest’ultimi potranno godere di una maggiore apertura verso gli studenti, che avranno la possibilità di svolgere progetti di tesi, tirocini e attività di laboratorio utilizzando le strutture e le apparecchiature degli enti. Così facendo, si cerca di favorire anche “l’internazionalizzazione del nostro sistema di formazione e ricerca”.

“Per il periodo di durata della convenzione – fa sapere il Miur – non ne potranno essere stipulate altre che riguardino la stessa persona, né sarà possibile avviare procedure per la copertura della posizione ricoperta dallo stesso lavoratore interessato dalla convenzione”. Le convenzioni hanno una durata minima di un anno e sono rinnovabili fino a un massimo di cinque anni consecutivi. Possono interessare più dipendenti di entrambe le istituzioni e per tutta la loro durata “ai soggetti interessati viene riconosciuto il trattamento economico e previdenziale in godimento presso l’ente o ateneo di appartenenza”.

Per il presidente della Conferenza dei rettori, Marco Mancini, il decreto che avvia lo scambio tra il personale delle università e degli enti pubblici di ricerca consentirà una interazione stretta tra questi istituti “in un momento in cui ci stiamo apprestando, in condizioni obiettivamente molto difficili, a competere per i nuovi progetti europei di Horizon 2020“. Secondo Fernando Ferroni, vicepresidente della Consulta, tale provvedimento “avrà l’effetto di rendere più visibile e competitivo il nostro sistema ricerca in Europa e nel mondo”.