universita san raffaele ricostruito pancreas nel midollo osseo

Un gruppo di ricercatori dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano sono riusciti a reimpiantare nel midollo osseo di alcuni pazienti le cellule endocrine del pancreas, dopo che si era stati costretti ad asportarlo perché colpito da grave patologia. Si tratta di un importante punto di partenza per trovare nuove tecniche nel campo della medicina rigenerativa, oltre che di un grande passo avanti per la risoluzione dei problemi legati a questo tanto delicato quanto fondamentale organo.

Il pancreas è una ghiandola molto grande – ha una lunghezza di circa 15 cm – che si trova nell’addome, dietro allo stomaco. Ha due funzioni molto importanti: serve nella digestione degli alimenti, grazie alla produzione di importanti enzimi digestivi, ed è fondamentale nel controllo del livello di zucchero nel sangue, attraverso la produzione di ormoni come l’insulina. Questo organo, però, è anche estremamente delicato e spesso va incontro a problemi, dovuti soprattutto a calcoli nella colecisti e a un consumo esagerato di alcol.

Per salvaguardare il proprio pancreas è necessario seguire una dieta equilibrata, magari preferendo cibi ricchi di fibre, ed è anche importante mantenere un peso corporeo accettabile e seguire uno stile di vita piuttosto sano. Adesso la notizia di questo studio condotto dai ricercatori dal San Raffaele di Milano e pubblicato sulla più importante rivista diabetologica – ovvero Diabates – accende le speranze in chi è affetto da una qualche patologia riguardante tale organo. La sua rilevanza è tale che ha fatto il giro del mondo: ripristinare la funzione del pancreas nel midollo osseo, infatti, potrebbe salvare, o comunque, rendere migliore la vita di molti.

L’esito dello studio, infatti, è molto incoraggiante. Non solo i ricercatori dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano sono riusciti a recuperare le cellule endocrine del pancreas e reimpiantarle nel midollo osseo dei pazienti al livello del bacino, ma la cosa più sorprendente è stata vedere queste cellule attecchire e sopravvivere per quasi tre anni dall’impianto.