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Che l’università italiana non navighi in acque particolarmente tranquille è cosa nota. Solo pochi giorni fa il ministro Profumo ha lanciato un grido di allarme sullo stato delle casse degli atenei dopo anni di tagli ai finanziamenti, dicendo chiaramente che molti sono a rischio default. Un saggio appena pubblicato propone di intervenire aumentando le tasse e istituendo un sistema di finanziamento che consenta anche agli studenti provenienti da famiglie meno abbienti, attraverso mutui da ripagare solo dopo aver iniziato a lavorare, di poter sostenere i costi dell’istruzione universitaria.

Il volume, edito da Rizzoli, si intitola Facoltà di scelta. L’università salvata dagli studenti. Una modesta proposta e porta le firme di Andrea Ichino, docente di Economia politica all’Università di Bologna, e Daniele Terlizzese, direttore dell’Einaudi Institute for Economics and Finance. Gli autori sottolineano come il male principale dell’università italiana sia che le tasse sono troppo basse per gli studenti più ricchi e troppo alte per gli altri, che spesso debbono accontentarsi del diploma per la mancanza di prospettive concrete che giustifichino un tale investimento. La soluzione che propongono Ichino e Terlizzese è rimuovere il tetto imposto alle rette, consentendo così agli atenei di attrarre i docenti migliori e rendendo più qualificante il titolo di laurea, un po’ come accade nelle migliori università degli Stati Uniti.

Gli studenti meritevoli ma con possibilità economiche più limitate non resterebbero tagliati fuori dall’università, in quanto potrebbero beneficiare di speciali mutui da iniziare a rimborsare dopo la laurea col proprio reddito da lavoro.  In particolare, gli autori ipotizzano di concedere agli studenti circa 80mila euro per coprire le spese (tasse, libri, ecc.) dei cinque anni di studio universitario, che questi inizieranno a restituire quando troveranno un impiego, nella misura del 10 per cento del reddito eccedente la soglia dei 15mila euro lordi annui.

Secondo Andrea Ichino e Daniele Terlizzese, l’aumento delle tasse consentirebbe di salvare l’università italiana dal fallimento e di aumentare la qualità della sua offerta formativa, accrescendo anche l’autonomia e la competitività tra i vari atenei e rendendo la laurea un investimento più gravoso sì, ma anche molto più proficuo. A finanziare i mutui per gli studenti sarebbe la Cassa depositi e prestiti, mentre la concessione dei fondi dovrebbe essere gestita da una “Fondazione per il merito”, creata ad hoc.

Resta da verificare tuttavia la sostenibilità di quanto prospettato in Facoltà di scelta. L’università salvata dagli studenti. Una modesta proposta. A destare più di una perplessità è il fatto che in Italia la disoccupazione tra i giovani laureati ha raggiunto livelli preoccupanti e che negli USA, dove un sistema analogo è presente già da molti anni, a causa della crisi è in fortissimo aumento il numero di studenti che non riescono a ripagare i mutui, con ovvie ricadute negative sulle finanze delle università, che nel tempo si sono viste costrette ad accrescere sempre più l’importo delle tasse.