LAV protesta attivisti Sacro Cuore

L’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma è stata “attaccata” da un gruppo di attivisti che hanno organizzato un blizt di notte nella facoltà di Medicina e Chirurgia, per protestare contro l’utilizzo della pratica della vivisezione e della sperimentazione sugli animale.

Quello della vivisezione è un argomento caldo nell’ambito universitario che suscita protesta e dissensi soprattutto se si vanno a vedere i dati relativi all’utilizzo di procedure che coinvolgono l’uso di animali. Nonostante infatti siano state rese disponibili nel campo della didattica, diverse procedure e supporti alternativi alla vivisezione sugli animali, che si sono dimostrati utili, etici e di facile applicazione, continuano ad esserci comunque richieste di autorizzazione all’uso di procedure che coinvolgono animali da parte del personale tecnico.

Secondo i dati forniti dalla LAV (lega anti vivisezione), si parlerebbe di fatto di una media di 911.000 animali utilizzati nei laboratori italiani ogni anno. Proprio l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, come hanno spiegato gli attivisti protagonisti della protesta all’università di Roma, è famosa in Italia come l’università che detiene il primato negativo degli esperimenti sugli animali tra i più antiscientifici ed efferati.

Purtroppo però, sempre secondo le affermazioni degli attivisti, quello del Sacro Cuore, non è un caso isolato, vale a dire che in molte altre università del territorio italiano, vengono utilizzati gli animali per esperimenti.

Una soluzione per i responsabili della LAV è la possibilità, da parte di studenti, ricercatori, dottorandi e personale tecnico di appellarsi alla legge 413 sull’obiezione di coscienza, senza ricevere nessuna discriminazione per questa scelta. Questa legge infatti prevede l’obbligo di informazione allo studente della possibilità di fare obiezione. La realtà tuttavia è un’altra. Spesso infatti chi fa obiezione di coscienza viene ostacolato magari minacciato di non poter proseguire l’iter accademico.