Laureati russi non trovano lavoro

Il prestigio dell’istruzione superiore e universitaria in Russia è in continuo calo a causa della grande diminuzione delle prospettive di impiego, della scarsa qualità dell’insegnamento e dell’aumento inesorabile della corruzione all’interno dell’università. Nonostante gli sforzi compiuti dal governo per correggere il declino, questa valutazione è condivisa da sempre più persone coinvolte nel sistema di istruzione superiore, dagli studenti ai professori.

In epoca sovietica, solo i migliori diplomati di scuola secondaria (in termini di rendimento scolastico) potevano accedere all’istruzione superiore, che era completamente libera e sostenuta da un sistema di distribuzione dei posti di lavoro per i laureati. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, molti dei principi alla base di un’istruzione di qualità sono stati dimenticati. Non a caso sono nate almeno cinquecento università, molte delle quali offrivano un insegnamento di scarsa qualità. Questo fenomeno ovviamente ha avuto ripercussioni sulla competitività dei laureati nel mercato interno del lavoro, penalizzandoli e dando luogo a enormi difficoltà nel trovare occupazione.

Al problema qualitativo si aggiunge poi la crisi finanziaria, che ha causato licenziamenti di massa in alcune industrie con un repentino calo della domanda di specialisti. Gli stipendi dei neolaureati sono quindi bassissimi anche in campi prestigiosi come il diritto o la medicina e molti giovani professionisti si vedono costretti a cercare lavoro part-time o al di fuori delle loro aree specialistiche. Secondo la società di ricerca russa Mar Consult, attualmente non più del 52% dei laureati residenti nelle città più grandi lavora nel settore in cui si è specializzato.

“L’istruzione superiore non agisce più come ascensore sociale in Russia – ha commentato Nikolay Grishin, scienziato politico ed esperto di istruzione superiore -, in passato una laurea serviva a realizzare qualcosa di reale e a costruirsi una carriera, ma oggi non svolge più questa funzione”. Anche Lyudmila Ivashchenko, capo della Afina-Pallada, una delle più grandi agenzie di consulenza, ha sottolineato come la credibilità e la qualità degli atenei russi sia ormai in declino. “La maggior parte dei laureati delle università russe – ha spiegato Ivashchenko – hanno conoscenze teoriche ma nessuna abilità pratica, quella realmente richiesta dai datori di lavoro”.

Da parte sua il governo ha ridotto il sostegno finanziario alle università più importanti del Paese, annunciando invece, una stretta sulla corruzione de docenti e, analogamente a quanto avvenuto in Italia, piani che inducano i migliori scienziati russi che lavorano all’estero a tornare in patria con l’incentivo di ottimi assegni di ricerca.