roma occupazione casa studente via de lollis

“I posti ci stanno, perché non ce li danno?”, recita lo striscione nero e giallo appeso sulla facciata dell’edificio dagli studenti che da un mese occupano a Roma la Casa dello studente di via De Lollis, a pochi passi dalla Sapienza. Sì, perché i lavori sarebbero terminati, ma – tra un rinvio e l’altro – l’assegnazione agli idonei dei 110 posti a disposizione nello studentato si fa attendere.

E, in una città che conta 90mila fuori sede, ma soffre di una carenza drastica di alloggi nelle residenze (solo poco più di 700 quelli assegnati, molti dei quali si trovano in condizioni non adeguate) e di costi elevatissimi per gli affitti privati, un ritardo del genere diventa inaccettabile, ancor di più perché pare ingiustificato. Per questo gli studenti hanno deciso di occupare i locali di via De Lollis, in barba alle lungaggini burocratiche e in aperta polemica contro Laziodisu, l’ente regionale per il diritto allo studio universitario.

L’occupazione della Casa dello studente di via De Lollis, infatti, è solo la manifestazione più eclatante ed esasperata del disagio che affligge da tempo l’enorme numero di fuori sede romani. Se si guardano i dati relativi all’assegnazione dei posti letto negli studentati, nessun altra città italiana ha – in proporzione – un numero di idonei non vincitori tanto alto quanto quello della Capitale. Eppure, Laziodisu avrebbe a disposizione circa 1.200 posti alloggio, un numero consistente dei quali (circa 500), seppur messi al bando, non sono poi stati assegnati.

Laziodisu, ente già al centro di scandali e attualmente commissariato, è bersaglio da anni di proteste da parte degli studenti, che l’accusano di scarsa volontà di garantire il diritto allo studio. L’occupazione della Casa dello studente di via De Lollis è un modo per reclamare a gran voce quel diritto, anzi, per riprenderselo da soli, sperando che il problema dell’emergenza abitativa a Roma finisca sempre più sotto i riflettori e si torni a puntare su politiche di welfare che tutelino realmente le fasce più deboli della società.