Tremonti, riscatto laurea

Quello sui banchi dell’università è “tempo sprecato”? Ai fini pensionistici almeno in parte da oggi lo è: con un colpo di coda la temuta manovra di fine estate va infatti ad abbattersi proprio sulle pensioni e lo fa scorporando gli anni di università o di servizio militare da quelli utili ai fini del conteggio di anzianità. Che cosa significa? Per andare in pensione anticipata (prima dell’età prevista) serviranno 40 anni di contributi “effettivi”, escludendo dunque quelli relativi al corso di laurea (eventualmente riscattati) o alla naia.

Il risultato è uno slittamento per coloro che si aspettavano, ad esempio, di andare in pensione prima dei 61 anni con 35 anni di regolari contributi a cui sommare l’anno di servizio militare e altri 4 di laurea, riscattati di tasca propria, per raggiungere i 40 anni di anzianità. Per loro sarà necessario, dunque, continuare a lavorare fino a maturare 40 anni di contribuzione o i requisiti di età.

Attenzione però, per chi ha pagato (a peso d’oro) il riscatto della laurea, secondo quanto si legge nel comunicato della Presidenza del Consiglio dei ministri, le annualità continueranno ad essere valide ai fini del calcolo della pensione: ovvero, dando seguito all’esempio precedente, occorreranno 40 anni “lavorati” per poter raggiungere la pensione ma, una volta raggiunta la soglia, l’ammontare della pensione sarà determinato su 45 anni di contributi, inclusi quelli di laurea e militare.

Una magra consolazione per chi, dopo aver comunque lavorato una vita e investito denaro per riscattare gli anni di laurea, subirà comunque una perdita secca nel suo personale bilancio pensionistico. A tutto vantaggio delle casse dello Stato: secondo prime stime del governo questa misura frutterà un risparmio di 500 milioni nel 2013, un miliardo nel 2014 e ancora di più negli anni a venire. Basti pensare che nel 2010, su 180.000 pensionati sono stati 125.000 quelli che sono usciti dal mondo del lavoro con 40 anni di contributi, indipendentemente dall’età.

Mentre il disconoscimento dell’anno di servizio militare colpisce in modo trasversale moltissimi lavoratori (e sul web la protesta sta già esplodendo), il mancato computo degli anni di laurea ai fini dell’anzianità colpisce in modo particolare la categoria dei medici, i primi a diffondere questa mattina un comunicato attraverso la Cgil. Per loro infatti il provvedimento determinerà “il maggior taglio che oscilla tra i dieci e i dodici anni, considerando che ai sei anni per la laurea vanno aggiunti dai quattro ai sei anni per la specializzazione“. Una considerazione che potrebbe valere anche per chi ha fatto un dottorato di ricerca.