La facoltà di Lettere a Palermo

Il 13 settembre 2010 il 27enne Norman Zarcone, laureato con lode e dottorando in Filosofia del linguaggio, si è tolto la vita lanciandosi dal settimo piano della facoltà di Lettere dell’Università di Palermo. “La libertà di pensare e anche la libertà di morire” aveva lasciato scritto il giovane, molto preoccupato per il suo futuro professionale e certo di non avere spazi nell’ateneo siciliano. Il ragazzo, laureato con il massimo dei voti e bagnino ai circolo nautico per procurarsi qualche entrata, temeva di restare disoccupato dopo il suo ultimo esame, previsto per ottobre 2010.

Per tenerne vivo il ricordo gli studenti palermitani gli avevano dedicato simbolicamente una targa, che però ora è stata asportata dall’ingresso dell’aula magna della facoltà di Lettere. A renderlo noto è il padre di Norman, Claudio Zarcone, che annuncia uno sciopero della fame per protestare contro le istituzioni universitarie che non mantengono le promesse fatte a caldo di ricordare degnamente il ragazzo suicida.

Per il padre, Norman è rimasto impigliato nella paura che i suoi sforzi per entrare nel mondo accademico fossero vani e ora quel mondo accademico deve dare una risposta ai giovani che come Norman rischiano di trovarsi senza un futuro. Anche il ministro dell’Istruzione, università e Ricerca Mariastella Gelmini aveva scritto in dicembre una lettera al rettore di Palermo, Roberto Lagalla, chiedendogli di intitolare al ragazzo tragicamente scomparso un’aula della facoltà di Lettere.

Ora Claudio Zarcone scrive al rettore per chiedere un “riconoscimento” che tenga viva la memoria del figlio, la cui morte deve rappresentare “un’occasione di comune riflessione sul futuro dei giovani”. Secondo Zarcone non è sufficiente addebitare le responsabilità soltanto al mondo accademico. “L’università italiana e, nel caso specifico, l’ateneo di Palermo non meritano condanne pregiudiziali” prosegue il padre di Norman, ma per capire le cause di quella tragedia e della situazione attuale delle università italiane è necessario coinvolgere nella riflessione anche la classe politica.