Riforma Università docenti

Riforma Università docenti

Ci sarà un filtro nazionale: si dovrà prendere una abilitazione rilasciata da una commissione di esperti. Solo chi è abilitato potrà essere assunto. Saranno attratti docenti dall’estero semplificando la burocrazia. Per la prima volta viene stabilito un preciso carico di ore: 1500 per ciascun docente, almeno 350 per la docenza e a servizio degli studenti. I prof saranno valutati: in caso di voti negativi niente scatto stipendiale. Sarà rivisto, infine, il diritto allo studio.

Sono questi i punti principali relativi al reclutamento e stato giuridico dei docenti universitari che cambieranno con la Riforma dell’Università, ddl ideato dal ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca Mariastella Gelmini e presentato ieri a Roma.

Nelle commissioni di abilitazione nazionale ci saranno membri italiani e, “per la prima volta – spiega il Miur in una nota – anche stranieri”. Oggi infatti gli atenei posso assumere nuovi professori senza un filtro nazionale, ma il ddl Gelmini prevede “una commissione nazionale autorevole, che dovrà abilitare coloro che sono abilitati a partecipare ai concorsi per le varie fasce”. I criteri di valutazione? Le capacità e il curriculum sulla base di parametri predefiniti.

Le Università quindi potranno assumere solo coloro che saranno riconosciuti “validi” dalla commissione, con criteri di qualità stabiliti sulla base di pareri dell’Anvur e del Cun (Consiglio Universitario Nazionale).

La Riforma dell’Università ha pensato poi a incentivi economici per il trasferimento dei docenti, al fine di rendere concretamente possibile la mobilità dato che questo fenomeno oggi “è spesso reso difficile dai costi che il docente deve sostenere per trasferirsi”.

Incentivi poi per i docenti di università straniere che vogliono partecipare alle selezioni per posti in Italia: “Per loro – spiega in una nota il Miur – sono state pensate procedure semplificate”.