servizio civile volontario

servizio civile volontario

Domani, 5 marzo, si celebra  la giornata del servizio civile nazionale. Per l’occasione Universita.it ha deciso di dedicare uno speciale alla riforma del servizio civile volontario nazionale, che è stata al centro del dibattito negli ultimi mesi.

Cerchiamo di capire da dove giunge la necessità di una riforma e quali sono gli aspetti che sono maggiormente sottoposti al vaglio delle modifiche.

Sebbene non si possa parlare di crisi basandosi sul numero di partecipanti che è in continua ascesa, è indubbio che l’esperienza del servizio civile si sia profondamente modificata nel corso degli anni perdendo alcune caratteristiche che rendono necessaria una riforma del servizio civile.

Fino a qualche anno fa con il termine servizio civile si identificava per lo più l’esperienza di chi decideva, da obiettore di coscienza, di non svolgere il servizio militare. Ma dall’abolizione della leva obbligatoria, i due tipi di Servizi, quello militare e quello civile, non sono più visti in contrapposizione l’uno all’altro, ma anzi come due esperienze di volontariato che hanno come scopo la difesa della patria, se pur in due modi diversi che non si escludono l’un l’altro.

Inoltre, il servizio civile nazionale viene visto spesso come l’opportunità di un’esperienza lavorativa retribuita e questo fa sì che lo status del volontario sia difficile da identificare, oscillando tra quello del volontario retribuito e quello del collaboratore a progetto. Questo implica la revisione anche delle condizioni lavorative, quali la flessibilità degli orari e della retribuzione.

La riforma del servizio civile vuole intervenire sia su queste questioni intrinseche, ma anche su alcune questioni più pratiche su cui è acceso il dibattito politico.

La prima questione che la riforma del servizio civile è chiamata ad affrontare è quella dei finanziamenti, che spesso sono risultati insufficienti a finanziare la crescente quota di progetti che rientrano nel servizio civile.

A questo si lega anche la questione delicata dei rapporti tra lo Stato e gli enti locali, in primis le regioni, che spingono per avere un controllo maggiore sulla materia in modo da ancorare i progetti al territorio, e il cui ruolo potrebbe essere ridefinito in base alla riforma.

Inoltre, la riforma del servizio civile dovrà affrontare anche il problema di garantire un maggiore equilibrio tra le domande che pervengono dalle diverse zone del paese e i progetti presentati in quelle aree, poiché spesso questo equilibrio è venuto meno, essendo, quella del servizio civile, una scelta meno frequente tra i ragazzi del nord.

Infine è necessario operare nell’ottica di un perfezionamento dei criteri di scelta e accreditamento dei progetti e degli enti preposti ad accogliere volontari.

Per rispondere a queste ed altre esigenze sono tre le proposte di riforma del servizio civile di cui si discute: una è presentata dal Governo, su indicazione del Sottosegretario Giovanardi, le altre rispettivamente dall’On. Rivolta (Lega Nord) e dall’On.Farinone (PD).