riforma peer review

riforma peer review

Una novità senza precedenti nel contesto della ricerca universitaria italiana, è stata approvata attraverso un emendamento all’articolo 15 del ddl di riforma, il 15-bis recante ‘valutazione tra pari per la selezione dei progetti di ricerca’, ovvero la cosiddetta “peer review“. “La presenza di professori stranieri nelle commissioni per finanziare i progetti di ricerca – ha dichiarato Ignazio Marino, Pd – permetterà di arginare fortemente favoritismi e nepotismi“.

Il 30% della commissione che si occuperà dell’accreditamento dei fondi pubblici per i progetti di ricerca nelle università sarà infatti composto, secondo quanto suggerito dall’emendamento approvato all’articolo 15 della riforma, da docenti stranieri, per aumentare il grado di imparzialità all’interno di un sistema definito di “valutazione tra pari”.

La Commissione andrà infatti a sostituire una prassi e una regola che vedeva nei direttori dei dipartimenti, l’unica voce in capitolo per decidere quali progetti fossero all’altezza di ricevere dei finanziamenti, innescando noti fenomeni clientelari e nepotistici. Tutto ciò verrà realizzato se tale articolo, come anche gli altri che costituiscono la riforma, passeranno l’esame alla Camera previsto dopo l’estate.

L’articolo, con grande soddisfazione del Pd che conta alcuni primi firmatari della proposta, prevede che “con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri […] si provvede a valere sulle risorse finanziarie umane e strumentali per un periodo sperimentale di tre anni ad applicare il principio della tecnica di valutazione tra pari, svolta da comitati composti per almeno un terzo da professionisti operanti all’estero, ai fini della selezione di tutti i progetti di ricerca”.