L'ex ministro dell'Istruzione Tullio De Mauro contesta il ddl Gelmini

Toni sempre più aspri alla vigilia della discussione in Aula del disegno di legge recante “Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario”. Il provvedimento, già approvato al Senato, dovrà passare ora il vaglio della Camera e con tutta probabilità farà ritorno a Palazzo Madama per il via libero definitivo.

Beppe Giulietti, deputato ex Idv ora al gruppo Misto, non ha dubbi: “Meglio nulla che affrontare in queste condizioni la riforma – dice l’ex capo del Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, rivolgendosi al ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini – Lei affida al ministro Tremonti la gestione della formazione della cultura di un Paese. È una concezione aberrante”.

Preoccupato anche il tono dell’ex ministro dell’Istruzione Tullio De Mauro, che rispondendo a Catanzaro alle domande dei giornalisti ha detto: “I provvedimenti Gelmini non mi pare che tocchino nulla di sostanziale e contemplano dei tagli ulteriori dei finanziamenti. Tagli drastici e poi vengono raggiunte piccole somme, e quindi si dice che ci sono delle aggiunte. Questo è un trucchetto che forse condiziona chi non è informato sui fatti, ma purtroppo non funziona”

Per il linguista “le scuole e l’università avrebbero bisogno di un impegno finanziario di tutt’altro ordine, ordine a cui nessuno in questo paese ha ancora pensato seriamente da trent’anni almeno a questa parte.”  De Mauro dunque riconosce che le responsabilità dello stato in cui versa l’istruzione in Italia non sono riconducibili solo all’attuale classe dirigente. “Si sono succedute maggioranze diverse che non hanno affrontato i problemi essenziali dell’università: le strutture e il reclutamento dei giovani studiosi ricercatori“.

A questo punto il discorso di De Mauro vira sul problema della fuga dei cervelli: “La nostra università – ha spiegato – si caratterizza negativamente, come la classe politica, per il suo invecchiamento spropositato e il mancato ricambio.senza che ci siano provvedimenti che correggano questo difetto gravissimo che costringe ragazze e ragazzi più bravi che si laureano e vorrebbero lavorare nella ricerca ad emigrare, con una perdita anche economica disastrosa. Noi abbiamo investito in formazione, formiamo bravi laureati e poi li regaliamo a Germania, Regno Unito, Stati Uniti. Questa – ha concluso De Mauro – è una cosa drammatica per chi la vive sulla pelle, drammatica per il paese, ma anche ridicola”.