Umberto Galimberti

Pochi giorni fa la notizia che l’Università Ca’ Foscari ha sospeso due studenti scoperti dal software anti-plagio sperimentato dall’ateneo per aver copiato quasi tutta la tesi di laurea. Ora invece a finire nel mirino dell’advisory board dell’università veneziana incaricato di indagare su un caso di sospetto plagio è il professor Umberto Galimberti, filosofo molto amato e noto per i suoi best seller e gli interventi sulle maggiori testate italiane.

Il lavoro dell’organismo di controllo interno, incaricato dal senato accademico di approfondire la questione dopo che era sorta una polemica attorno al sospetto di un eccesso di fonti non citate in alcuni lavori del docente, è durato quasi due mesi e si è concluso con un richiamo a ricorrere alla citazione delle fonti utilizzando gli standard previsti a livello internazionale.

La misura del richiamo ufficiale adottata nei confronti del docente è legata anche al chiarimento offerto da lui stesso su richiesta della commissione incaricata di “indagare” sul sospetto copia-incolla: Galimberti ha offerto chiarimenti sugli episodi segnalati spiegando anche che nelle edizioni successive dei sui testi ha aggiustato il tiro introducendo le citazioni omesse.

Un controllo, quello sulla produzione scientifica del filosofo, al quale l’Università Ca’ Foscari non poteva sottrarsi: sarebbe stato incoerente passare al setaccio con un software gli elaborati degli studenti e poi non verificare le accuse rivolte a uno dei docenti più noti dell’ateneo. Lo ha confermato anche il rettore, Carlo Carraro, spiegando che così come si controllano le tesi di laurea, “allo stesso modo” si esaminano con cura i lavori dei docenti.

Le accuse mosse a Galimberti sono diventate nei mesi scorsi anche un libro, intitolato proprio “Umberto Galimberti e la mistificazione intellettuale” (Coniglio Editore), in cui l’autore, Francesco Bucci, elenca i nomi di una trentina di pensatori da cui il docente avrebbe tratto parti di testi senza citare la fonte. E soprattutto si chiede come mai editori e mondo accademico non si siano accorti finora delle ampie citazioni “improprie” contenute nei suoi volumi.