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Una proposta di modifiche da apportare al ddl Gelmini sulla riforma dell’università affinché riconosca lo stato giuridico dei ricercatori-insegnanti.

Più di 4000 firme sono state presentate ieri al Miur dal Coordinamento nazionale dei ricercatori universitari, l’organismo che sta cercando di mediare tra ricercatori e istituzioni, in pieno clima di quello che è stato definito lo “sciopero bianco” e che negli ultimi giorni ha visto scendere dalle cattedre tanti ricercatori italiani in segno di protesta contro una riforma che non li tiene abbastanza in considerazione.

Al centro della proposta presentata ieri al Ministero dell’Università e della Ricerca, la richiesta di inquadramento alla seconda fascia docente per tutti quei ricercatori che hanno fatto didattica certificata dalle facoltà. E poi anche la messa in luce di alcune “criticità” del ddl:  la scarsità di finanziamenti, le dubbie prospettive offerte ai più giovani, il prepensionamento dei ricercatori con più di 40 anni di contributi.

Comunque, il fulcro della protesta rimane la didattica. In altre parole i ricercatori-insegnanti, vogliono essere riconosciuti come tali. Anche perché, spiegano, un docente ha più diritti di un ricercatore ed è ingiusto che il sistema deleghi le attività didattiche ai ricercatori solo perché costano meno. Oltretutto, la ricerca in questo modo diventerebbe un optional e non più una priorità.

Sugli esiti dell’incontro con il ministero si è espresso positivamente Marco Merafina, del Coordinamento nazionale dei ricercatori. “Il consulente del ministro, Alessandro Schiesaro ha definito la proposta interessante e degna della massima attenzione – ha detto Merafina – e si è reso disponibile a portare in discussione la proposta presso il Gabinetto del Ministro in tempi rapidi”.

Merafina, ha voluto poi sottolineare anche come l’iniziativa abbia trovato accoglienza sul fronte parlamentare dove il senatore Valditara – che sta seguendo l’iter del disegno di legge sulla riforma del sistema universitario – si è mostrato disponibile a discutere per cercare di risolvere il problema attraverso un riconoscimento del ruolo docente a tutti i ricercatori “meritevoli”.

Certo è che se la proposta del CNRU non dovesse trovare un riscontro, i ricercatori continueranno a scioperare con il blocco della didattica, mettendo in seria crisi il sistema dei corsi e delle lezioni universitarie che, in Italia, si reggono anche sulle loro spalle.