Bad Project, la parodia scientifica di Lady Gaga

Quasi 2 milioni e mezzo di visualizzazioni in poco più di un mese e oltre 3.000 commenti. Per quanto siano biologi esperti, i ricercatori del laboratorio di Hui Zheng al Baylor College of Medicine di Huston, in Texas, non si aspettavano che il loro video risultasse tanto “virale”. Eppure la loro parodia di Bad Romance di Lady Gaga in versione “scienziato pazzo” ha raccolto divertiti apprezzamenti da ogni parte del mondo, soprattutto dai tanti dottorandi che per una volta si sono sentiti meno soli di fronte alle quotidiane frustrazioni accademiche.

A colpi di improbabili coreografie e costumi ultrakitsch, il video ha infatti il merito di trasporre in chiave comica situazioni che molti ricercatori hanno vissuto sulla propria pelle. “Inutile mentire, il video è una perfetta parodia della vita di laboratorio del biologo, mostra le principali attività della routine sperimentale in una veste ironica, ma non lontana dalla realtà” ci confessa Alessandra Cifra, dottoranda in neorobiologia alla Sissa di Trieste. Anche lei come la protagonista lavora su cellule cerebrali, che “affetta” usando il criostato che si vede nel video e a volte “per arrivare a fine giornata capita di ‘aliquotare’ a ritmo di musica”, confessa. Chi meglio di lei potrebbe aiutare noi – e chi ancora non ha conosciuto le gioie della scienza – a entrare nel microcosmo infernale del lab sulle note di Lady Gaga?

La protagonista del video odia la propria vita, perché è incappata in un “bad project”. Che significa?
Un “bad project” è generalmente un progetto di ricerca troppo ambizioso, in questo caso il carico di lavoro è eccessivo e il povero dottorando rischia di non vederne mai la fine in un tempo ragionevole, 3-4 anni. Oppure è un progetto di scarso rilievo scientifico: lo scopo del progetto non ha un grande valore in termini di nuovo contributo alla letteratura scientifica, il povero dottorando rischia di lavorare per anni su qualcosa che non lo aiuterà nella sua futura carriera. Annoiandosi.

È così frequente restare intrappolati in un “cattivo progetto”?
Sì, è abbastanza frequente, per questo la scelta di un “good project” è cruciale per chi voglia intraprendere la strada della ricerca e occorre farlo senza fretta e dopo opportuna valutazione, cercando di conoscere bene il futuro capo e capire lo scopo del progetto.

“I want good data/ a paper on Cell”. Il miraggio della pubblicazione alla base della schiavitù scientifica?
Pubblicare è importante, perché un articolo scientifico è il “biglietto da visita” del ricercatore. Per questo motivo sì, spesso è la causa che spinge molti ad orari di lavoro massacranti (10/12 ore al giorno).

“…but I got a project straight from Hell”. In che modo un il laboratorio può trasformarsi in un inferno?
Un laboratorio si trasforma in un inferno quando si è costretti a lavorare oltre le 8 ore al giorno e anche nei fine settimana. Questo può accadere se il progetto ha un carico di lavoro eccessivo o se il ricercatore non riesce a controllare l’ansia “da dati”: bisogna ammetterlo, a volte alla base dello stress c’è anche una cattiva organizzazione del singolo, esistono non pochi “scienziati pazzi”.

“I want a job/ I want to be free”. Voglia di cambiare mestiere?
La frase “voglio un lavoro” – e aggiungerei “vero” – è forse quella che ho sentito pronunciare più spesso dai miei colleghi (ed ammetto, l’ho fatto anche io). Anche quando fatto nel giusto corretto il mestiere del ricercatore (che certamente è affascinante e stimolante) può risultare alienante. Ma c’è sempre una via d’uscita, basta un po’ di buon senso, porsi dei limiti e costringersi a prendere una boccata d’aria almeno dopo l’ottava ora di lab, la vita non è solo lavoro.

Alessandra ci lascia con un’altra buona notizia sul futuro della scienza: esistono ricercatori in grado di ballare meglio di questi, giura.