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Gli studenti universitari di tutto il mondo sono in realtà molto simili nel loro uso dei mezzi di comunicazione, e soprattutto nella loro stretta dipendenza da essi. Questo è quanto stabilito da una ricerca di livello globale condotta sugli studenti dall’International Center for Media & the Public Affairs (Icmpa) in partnership con la Salzburg Academy on Media & Global Change.

Lo studio ha coinvolto circa mille studenti in dieci Paesi di tutti e cinque i continenti, dal Cile alla Cina, dal Libano in Uganda, dagli Usa alla Gran Bretagna – a cui è stato richiesto di astenersi dall’uso di ogni mezzo di comunicazione per 24 ore. Dopo una giornata di astinenza assoluta, gli studenti hanno poi riportato in diari individuali tutte le loro sensazioni.

Il risultato è stata una senzazione di forte insofferenza: i giovani “non sapevano cosa fare tutto il giorno”, e addirittura si sono ritrovati “a fissare le pareti perché era l’unica cosa da fare”. Il 100per cento dei ragazzi coinvolti nell’esperimento ha un telefonino, l’85 un computer proprio e la maggioranza (59%) ha mosso i primi passi su Internet prima dei dieci anni.

All’università gli studenti passano fra le 3 e le 4 ore al giorno in rete nella metà dei casi, e fra le 5 e le 6 ore al giorno nel 25% dei casi con un’unica attività privilegiata: il social networking, diventato anche strumento di studio nell’esperienza del master Mba della Ucla University, durante le lezioni di Jom Stengel.

Secondo quanto riportato nelle conclusioni dei ricercatori, ci sono diverse “lezioni” che possono essere imparate da questo studio. In primis una lezione per gli studenti, lo studio avrebbe infatti reso gli studenti più consapevoli della presenza pervasiva dei media nella loro vita quotidiana, sia negli aspetti negativi che positivi. Probabilmente, sottolineano gli esperti, lo studio ha inoltre reso i giovani esaminati consapevoli della loro assoluta incapacità di vivere senza i media digitali e non.

Si tratta di una lezione importante però anche per l’università, senza distinzioni geografiche. Gli studenti infatti hanno testimoniato la necessità di apprendere il ruolo dei media nelle loro vite, di imparare a distinguere la realtà dalla finzione, a verificare le fonti informative, e soprattutto come navigare in tra diverse piattaforme sociali, sia personali che professionali, senza diventarne vittime o lasciarsi eccessivamente distrarre.