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Chi ha conseguito una laurea, molto spesso ha una preparazione inadatta per trovare un posto di lavoro. “Morale: nella maggior parte dei casi la formazione è fallimentare, sia per gli studenti che per le aziende”, dichiara Mona Mourshed, direttrice del settore Educazione della società consulenza McKinsey, che a tal proposito ha condotto una ricerca. A causa delle competenze sbagliate, accade così che il 40 per cento delle aziende non riesca a coprire i posti vacanti, lasciando senza lavoro molti giovani laureati.

La ricerca internazionale condotta da McKinsey – il cui titolo è “Dall’educazione all’impiego” – si è basata su una serie di interviste, fatte a datori di lavori e giovani appartenenti a ben nove Paesi, cioè Germania, Stati Uniti, Marocco, Brasile, India e Turchia. Nonostante ciò, i risultati di questo studio possono essere estesi senza particolari problemi anche all’Italia, come dimostrano le statistiche Istat sugli under 35 disoccupati o inattivi. Alla domanda se i neolaureati abbiano davvero le competenze giuste per iniziare a lavorare, tra gli istituti accademici il 72 per cento risponde in maniera positiva, mentre tra le aziende solo il 42 per cento.

A non facilitare la già complicata situazione, concorrono diversi fattori, non solo il possesso di competenze sbagliate. Innanzitutto, un terzo delle imprese rivela di non avere mai avuto rapporti con le università, mentre gli atenei non riescono a stimare il tasso di occupazione dei propri laureati. Per non parlare poi del fatto che, al momento di scegliere una facoltà, meno della metà dei giovani studenti ha le idee chiare e finisce così per prendere delle decisioni sbagliate. Senz’altro funzionano meglio “i modelli educativi che superano l’isolamento tra gli attori, quelli – spiega Mourshed – in cui gli universi dell’educazione e del lavoro si intrecciano”.

Secondo la ricerca McKinsey, circa il 60 per cento dei ragazzi crede che l’apprendimento sul posto di lavoro – cioè on the job - sia il più efficace. Il tal caso, si guarda maggiormente al modello “duale” tedesco, che prevede uno stretto contatto con le università. Un metodo assai efficace per agevolare i giovani nella ricerca del lavoro sembra essere, ad esempio, quello che prevede la loro assunzione prima della laurea. Prossimo obiettivo è proprio quello di estendere il più possibile questa pratica, conservando nel frattempo livelli di spesa sostenibili: “La chiave – specifica Mona Mourshed – è far dialogare università e aziende, di uno stesso comparto o uno specifico territorio, in modo che i costi della formazione si distribuiscano”.