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Nuova ricerca da parte degli esperti della Business School dell’Università di Edimburgo, che già un anno fa avevano avvertito i forzati dei social network che aggiornare il proprio profilo, rispondere ai messaggi e, in generale, relazionarsi con i troppi amici online potesse essere fonte di ansia e di stress. Stavolta, i ricercatori hanno coinvolto nella loro indagine 300 utenti di Facebook, scoprendo che ansia e stress possono anche trasformarsi in qualcos’altro, ovvero nella paura di offendere un membro del proprio gruppo di conoscenze (peggio ancora se parenti, genitori o datori di lavoro) o di non rispondere ideale che questi hanno di noi.

Secondo il gruppo di studiosi, coordinati dal professor Ben Marder, il picco dello stress si registra quando l’utente pubblica sul proprio profilo Facebook qualcosa che risulta inaccettabile per alcuni dei suoi “amici” di social network. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di riferimenti a comportamenti che la società di solito giudica in maniera poco favorevole come il bere, il fumare, l’essere arroganti o l’usare espressioni volgari.

Del resto “Facebook può essere usato come una grande festa per tutti i propri amici dove si può ballare, bere e flirtare. Ma ora con la propria mamma, il papà e il capo proprio qui, la festa diventa un evento ansioso pieno di potenziali mine sociali” scrive Marder nel comunicato dell’Università di Edimburgo. Se è già difficile mettere d’accordo il modo di pensare di più persone, ciò diventa praticamente impossibile quando si hanno anche età e ruoli diversi. È possibile, infatti, che una cosa risulti inaccettabile per un adulto o un anziano, ma che questa sia considerata assolutamente normale da un giovane. Così avere nella propria cerchia di “amici” genitori, datori di lavoro, clienti e altri soggetti che possono non vedere con favore quanto pubblichiamo sulla nostra pagina personale non solo genera stress e ansia, ma può risultare addirittura pericoloso.

L’indagine ha evidenziato come il 55 percento dei genitori segua i propri figli su Facebook. Ma quella genitori/figli è solo una tra le 7 diverse differenze di rapporto sociale che il professor Marder e colleghi hanno riscontrato in media tra gli utenti. La cerchia sociale prevalente è quella degli “amici” conosciuti online (il 97 percento), seguita da quella della famiglia allargata (81 percento) e da fratelli e sorelle (80 percento). I cosiddetti “amici degli amici” e i colleghi, invece, sono rispettivamente il 69 e il 65 percento delle aggregazioni. Non mancano nemmeno gli ex-fidanzati e le ex-fidanzate che, addirittura, superano i partner attuali attestandosi sul 64 percento delle “amicizie” contro il 56 percento dei secondi. In un quadro così intricato di rapporti personali, non sorprende che molti possano sperimentare una condizione di ansia, stress e disagio nel condividere contenuti potenzialmente “pericolosi”.

A fronte di tutto questo, però, solo un terzo degli intervistati si preoccupa della privacy, lasciando così libero chiunque di accedere alle informazioni del profilo. Con un rischio concreto: quello che i nostri comportamenti sui social network ci si possano ritorcere contro per colpa di qualche collega invidioso o che possano crearci problemi a causa dell’occhio sempre vigile della mamma.