ricerca rivela la causa dei danni della cocaina al cervello

L’abuso di cocaina andrebbe a colpire una molecola chiamata d-serina, provocando un’alterazione della funzione della sinapsi, ovvero di quello che rappresenta il ponte comunicativo tra i neuroni. Ѐ quanto emerso da uno studio sui danni al cervello provocati da questa droga condotto da alcuni ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore-Policlinico Gemelli di Roma e dell’Università degli Studi dell’Insubria di Varese. Una scoperta – i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Brain - che potrebbe aiutare chi soffre di dipendenza.

“Abbiamo dimostrato – spiega il professor Marcello D’Ascenzo dell’Istituto di Fisiologia Umana dell’Università Cattolica di Roma, che ha coordinato lo studio assieme a Claudio Grassi – che l’abuso cronico di cocaina induce, in animali da esperimento, una diminuzione della concentrazione di d-serina nel nucleus accumbens, un nucleo cerebrale coinvolto nei fenomeni di dipendenza da sostanze psicostimolanti”. Così, dal calo di questa molecola deriverebbero seri danni al cervello, provocati da un vero e proprio malfunzionamento neuronale in chi assume la droga.

Infatti, “tale deficit molecolare – continua il fisiologo della Cattolica, a capo dello studio finanziato dall’Istituto Italiano di Tecnologia – determina, in questa area cerebrale, una ridotta capacità dei neuroni di modificare l’efficienza della trasmissione sinaptica che è alla base delle alterazioni comportamentali indotte dalla cocaina”. I danni che si arrecano al cervello sono assai ingenti: dall’abuso di tale sostanza stupefacente, infatti, derivano distorsioni cognitive, accentuazione della reattività fisica e mentale, incremento della libido, riduzione dello stimolo della fame e della sete, e tanti altri disturbi che vanno a intaccare il normale quieto vivere di chi soffre di dipendenza.

Secondo i dati in possesso, si stima che circa il 4,8 per cento della popolazione italiana di età compresa tra i 15 e i 64 anni ha tentato di assumere questa droga almeno una volta nella vita, mentre lo 0,9 per cento ammette di averla consumata anche nel corso dell’ultimo anno. Ma questa ricerca fa ben sperare: “Sebbene siano necessarie ulteriori indagini, i risultati di questo studio – tengono a sottolineare gli autori – potrebbero rappresentare un punto di partenza verso il possibile impiego della d-serina come farmaco nel trattamento della dipendenza da cocaina“.