Ivano Dionigi

“Con questo tipo di consultazione il rischio è che prevalgano posizioni preconcette ed estreme su un argomento complesso, delicato e controverso. E che sia oscurata la vera priorità, quella del diritto allo studio”. Così il rettore dell’Università di Bologna, Ivano Dionigi, esprime le sue perplessità riguardo la consultazione che il governo ha aperto il 22 marzo a proposito dell’eventuale abolizione del valore legale della laurea con un questionario on line sul sito del Miur.

“Stando a quanto emerge dagli ultimi dati occupazionali di Almalaurea – aggiunge il “magnifico” parlando con Universita.it – il mercato sta purtroppo risolvendo da solo il dibattito: troppi laureati non si vedono riconosciuti dal mondo del lavoro. Di fronte a statistiche sconfortanti il problema va affrontato partendo dalle fondamenta, vale a dire dalla salvaguardia del diritto allo studio e non dal tetto, cioè dall’abolizione del valore legale della laurea”.

Quindi la considera una questione di poco peso?
Intendo dire che abolendolo tout court aumenterà lo squilibrio tra le università, tra Nord e Sud, tra chi può e chi non può. E, in un momento già drammatico, i capaci ma privi di mezzi saranno sempre più impossibilitati ad accedere agli studi superiori. In questo modo verrebbe meno il ruolo di ascensore sociale dell’università. Solo dopo aver risolto il problema del diritto allo studio, si potrà fondatamente mettere in discussione l’abolizione.

Quando, durante l’inaugurazione dell’anno accademico, avete ospitato il presidente Napolitano e il ministro Profumo, lei aveva già espresso un’opinione forte a riguardo…
Mi ero soffermato sull’articolo 34 della Costituzione, sul diritto allo studio, definendolo “tanto sacro quanto troppo spesso disatteso”. Scuola e università non sono un impegno sporadico da assolvere a seguito di proteste di ricercatori, precari e studenti. Sono il cuore della politica perché hanno a che fare con i giovani. Come ha detto Napolitano: “Oggi più che mai l’università è il futuro del Paese”.

È contrario anche alla creazione di un ranking delle università italiane a seguito di un iter di valutazione?
Assolutamente no. Gli atenei devono abituarsi ad essere valutati con parametri obiettivi. E il merito delle università virtuose deve essere premiato.

In questo modo non si rischia di affossare ulteriormente gli atenei in difficoltà condannandoli alla chiusura?
Il fondo premiale deve essere additivo, non sostitutivo. Deve esserci una base di finanziamento comune a tutti perché anche gli atenei in difficoltà vanno aiutati, però dando loro un tempo massimo.

E dopo questo termine?
Se entro questo termine la situazione non è migliorata e le linee direttive sono disattese vuol dire che in quell’ateneo c’è un problema di fondo e quindi bisognerebbe prendere i relativi provvedimenti.