Risultati elezioni Cun

Le elezioni per il rinnovo del Consiglio universitario nazionale (Cun), terminate il 27 gennaio scorso, testimoniano un periodo di grandi cambiamenti e dimostrano come la nuova riforma e le proteste scaturite dalla sua adozione abbiano smosso la coscienza di molti.

La conferma arriva dall’affluenza alle urne. Le elezioni hanno segnato una massiccia partecipazione: tra associati e ricercatori ha votato, rispettivamente, il 38,7 e il 39,4 per cento degli aventi diritto. Fra gli ordinari i votanti sono stati il 44,5 per cento. Percentuali sbalorditive rispetto a quelle delle scorse elezioni del 2006.

Ancora più inatteso è l’esito del voto. La Rete29Aprile, quella formata dai ricercatori che hanno “inventato” le proteste sui tetti, entra con un buon numero di rappresentanti nel Consiglio universitario nazionale. Dei sette ricercatori eletti, infatti, ben cinque fanno parte della Rete. “Una vera svolta storica – commenta Alessandro Pezzella, uno dei cinque eletti – partita già dal notevole incremento dell’affluenza al voto e dal dibattito che non accenna ancora oggi a spegnarsi. Finalmente i ricercatori hanno preso coscienza del loro ruolo e hanno compreso che dobbiamo iniziare a fare qualcosa “dall’interno””.

Qualcosa come partecipare alla vita e alle decisioni del Cun, organo di consulenza del ministro Gelmini, che ha il compito di affiancare il ministero in scelte e valutazioni. “Uno dei temi del Cun, ad esempio – continua Pezzella –, è quello della valutabilità dei periodi di ricerca all’estero, che spesso in Italia non vengono riconosciuti. È vitale che su questi temi possiamo esprimerci anche noi ricercatori”.

Secondo gli eletti finalmente la maggior parte dei loro “colleghi” ha iniziato a valutare il Cun non più solamente come un’organizzazione lobbistica ma come un organo fattivo. L’organismo ancora non si è riunito per la sua prima seduta dopo il voto , ma gli eletti della Rete hanno le idee chiare su come “lavorare”. Anche se continuano a vederla come “antidemocratica e limitante per lo sviluppo del sistema università italiano”, la riforma ormai è in vigore e quindi bisogna vigilare sulla fase attuativa.

Ma come si muoveranno i cinque ricercatori eletti nel Cun? “Cercheremo di sfruttare al massimo i pochi spazi che restano a livello normativo – spiega Pezzella – e chiederemo che il parere del senato accademico diventi vincolante”. In più il Cun ha ancora la possibilità di mitigare la riforma dal punto di vista della valutazione degli atenei: “Faremo in modo che si utilizzi un sistema uniforme per tutti e che si consideri sempre il merito, ma realmente. Il ministro, infatti, la considera una legge che guarda al merito ma se è così lo è in senso negativo – conclude il neo-consigliere -: una punizione per chi non segue i rigidi dettami stabiliti più che un riconoscimento del valore dei singoli atenei”.