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Continua la repressione dell’opposizione in Iran. Stavolta il bilancio è di dieci studenti feriti durante gli scontri scoppiati ieri davanti all’Università di Scienza e Tecnologia di Teheran.

A diffondere la notizia è stato il sito internet d’opposizione “Peykeiran” che parla di centinaia di studenti che hanno preso parte alla manifestazione antigovernativa intonando canti e slogan contro il presidente Mahmoud Ahmadinejad e l’ayatollah Ali Khamenei.

Non si ferma dunque l’ondata di violenza iniziata con le manifestazioni antigovernative del 26 e 27 dicembre, e che ha già comportato più di 15 morti (meno di dieci secondo il bilancio ufficiale iraniano), migliaia di feriti e numerosi arresti.

Intanto, le violenze contro i manifestanti d’opposizione sono state duramente condannate da Unione Europea e Usa che hanno definito la repressione contro l’opposizione iraniana una violazione dei diritti umani fondamentali come la libertà di espressione e il diritto di riunirsi pacificamente.

Al centro delle polemiche internazionali anche gli arresti dei manifestanti, che sono stati considerati ingiustificati. Lo stesso presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha chiesto l’immediata scarcerazione delle persone arrestate ingiustamente. Anche l’Unione Europea ha parlato in una nota di “repressione violenta e detenzione arbitraria dei manifestanti”.

La repressione delle manifestazioni di dicembre in Iran, ha ricevuto dure critiche anche dal Ministero degli Esteri francese e dalla Farnesina italiana. Entrambe hanno lanciato l’appello per un dialogo politico non violento soprattutto per dare un futuro ai giovani iraniani, che dopo le elezioni hanno iniziato la mobilitazione scendendo in piazza contro il governo.

Oltre ai diritti universali di libertà di espressione e democrazia, la Farnesina ha parlato anche di diritto alla vita: “la salvaguardia della vita umana costituisce un valore fondamentale che va difeso ovunque e in qualsiasi circostanza” si legge nella nota del Ministero degli Esteri che oggi ha invitato l’Ue a intervenire sul governo locale.