david cameron

Il governo inglese ha deciso di diminuire la presenza degli studenti stranieri nelle università del Regno Unito. A tal proposito, il primo ministro David Cameron  ha annunciato che entro l’estate saranno adottate delle misure “per ridurre il numero dei visti concessi nel 2013 e nel 2014″, proprio per motivi di studio. Un provvedimento, d’altra parte, già anticipato dopo la sua elezione: “Il mio governo – disse in quell’occasione – ridurrà il numero degli immigrati da 250 mila a poche decine di migliaia all’anno”.

Contro i tagli annunciati dal primo ministro Cameron protestano sia gli studenti sia i docenti, preoccupati che tale soluzione si converta in un problema di finanziamento per le università del Regno Unito. Sulla stessa linea d’onda, anche, l’Insitute for Public Policy Research: “Il governo – spiega l’IPPR – sta mettendo a rischio una delle poche industrie ancora fiorenti, quella dell’educazione”. Si calcola che solo 50 mila visti per stranieri in meno “potrebbe causare all’economia britannica una perdita di tre miliardi di sterline all’anno”.

Il motivo per cui il governo inglese ha deciso di adottare tale provvedimento è chiaro: si vuole evitare che troppi studenti stranieri, che si recano nel Regno Unito per studiare, rimangano pure dopo gli studi, facendo aumentare in modo eccessivo la popolazione e sottraendo posti di lavoro ai britannici. Da qui la decisione di Cameron riguardo ai tagli sui visti. In realtà, i dati dell’IPPR mostrano che il problema non sussiste, perché solo il 15 per cento degli immigrati decide poi di rimanere.

Già da qualche tempo, i ragazzi stranieri devono fare i conti con qualche restrizione per studiare presso gli atenei inglesi. Più di un mese fa, per esempio, sono stati ridotti i limiti temporali per poter concludere gli studi. Si è passati dai sette ai cinque anni. Inoltre, lo studente che ha ottenuto un visto può lavorare al di fuori dell’università solo per un terzo delle ore previste per le lezioni. Infine, è necessario dimostrare all’ufficio immigrazione che per sopravvivere si può contare su mille sterline al mese.