cile referendum

È stata un’altra settimana-chiave quella appena trascorsa in Cile per la battaglia sull’educazione pubblica e gratuita. Il momento cruciale è stato il plebiscito nazionale tenutosi venerdì 7 e sabato 8, convocato da diverse organizzazioni sociali con l’obiettivo di dimostrare al governo che la maggioranza del Paese chiede cambiamenti strutturali profondi nel modello educativo imposto dal governo.

Il referendum ha incluso anche domande indirizzate ai maggiori di 14 anni per chiamarli a rispondere sulle tematiche che più strettamente li coinvolgono, tra cui la scuola, le istituzioni sociali, ambulatori, piazze e passeggiate pubbliche e voto on line.

“L’educazione pubblica deve essere gratuita e di qualità a tutti i livelli, garantita per lo Stato?”. Oppure: “Le scuole ed i licei devono essere de-municipalizzati, tornando a dipendere dal ministero di Educazione in forma decentrata, partecipativa e autonoma?”, queste erano solo le prime due domande della consultazione, seguite poi dagli aspetti legati al finanziamento e ai fondi pubblici.

Una fila lunghissima di cileni hanno atteso sabato di fronte alle postazioni di voto, ed è stato il più grande evento dal 1980 dopo il plebiscito che mise fine alla dittatura di Pinochet. Stavolta però è stato messo a disposizione anche il sito www.votociudadano.cl per permettere di esprimere la propria opinione direttamente via web. Più di 4.000 punti di voto sono stati predisposti in più di 20 città del Paese.

Il referendum popolare è stato preceduto da un’altra intensa ondata di proteste organizzata dalla Federazione degli studenti universitari del Cile (Fech) all’indomani dalla sospensione del tavolo del dialogo tra governo e sindacati studenteschi, rappresentanti delle scuole e dei professori.