reazioni studenti e universita' ad addio test ammissione medicina

Il ministro Giannini l’ha annunciato su Facebook: addio test di ammissione a Medicina, da luglio a regolamentare l’accesso alla facoltà arriveranno nuove regole. Ma se i sindacati studenteschi cantano vittoria e la maggioranza degli studenti ha accolto con soddisfazione – o con vera e propria gioia – la decisione, non si può dire altrettanto degli atenei italiani. Le reazioni dei rettori, infatti, sono abbastanza preoccupate.

Stando ai dati e ai sondaggi che circolano sul web, gli studenti sono nettamente favorevoli alla decisione del ministro di rivedere le procedure per la selezione per Medicina, il cui accesso oggi è regolato tramite il test di ammissione. Anche se sulle parole di Giannini regna ancora, almeno in parte, confusione: c’è chi ammette di non conoscere il modello francese che la titolare del MIUR ha additato come alternativa, e chi aveva frainteso l’adozione di nuove regole per l’abolizione del numero chiuso.

E mentre il ministro promette di svelare a luglio i nuovi sistemi che verranno adottati per l’accesso all’università e le associazioni studentesche chiedono un tavolo di confronto, non manca il sospetto che la mossa del ministro Giannini possa essere una manovra elettorale, comunicata proprio a ridosso delle elezioni europee.

Quel che è certo è che, anche se il ministro manterrà quanto promesso, finirà con lo scontentare qualcuno. Non si è infatti fatta attendere una forte opposizione all’abolizione del test d’ammissione a Medicina da parte di rettori e università italiane. Che vedono nella proposta del ministro di adottare a partire dal prossimo anno accademico un modello simile a quello francese una trovata a effetto, che non considera la realtà dei fatti.

La preoccupazione che emerge dalle reazioni del mondo accademico? Quella di una vera e propria invasione da parte degli studenti, a fronte di atenei non pronti ad accoglierli. I problemi sarebbero sia logistici sia organizzativi e funzionali: dalle aule a disposizione, agli ospedali universitari per i tirocini, alle difficoltà didattiche che sorgerebbero per i professori.

E se fin qui il ministro non ha consultato nessuno – studenti o rettori – è difficilmente ipotizzabile che possa agire in solitaria nel costruire un sistema che sostituisca le attuali modalità di ammissione a Medicina. Prima di dire davvero addio al test, dunque, ci vorrà una necessaria (e forse non così breve) fase di concertazione tra le varie parti coinvolte.