reality show precari

Se sei un precario della scuola, un disoccupato e scegli di “rimetterti in gioco” – come se queste categorie professionali non lo avessero già abbastanza fatto – puoi ora dare una svolta ala tua vita. 150 mila euro, ovvero 10 anni di stipendio, giusto per ricordare l’abbondanza delle retribuzioni – sono il premio che ti spetta se accetti di partecipare a “Non è mai troppo tardi”.

Questo, in parole povere, è lo spot che gira questi giorni nelle reti Mediaset per promuovere i provini del nuovo reality show, che si nutrirà appunto proprio dell’apporto dei precari della scuola, seguendo il format che agli albori della televisione italiana, negli anni ’60, nacque per insegnare l’italiano a tante persone che non avevano frequentato la scuola, con il patrocinio del ministero della Pubblica istruzione.

Ma i docenti non saranno affatto soli, anzi in “buona compagnia” per raggiungere un obiettivo alquanto arduo, insegnare ai concorrenti degli altri reality Mediaset che non spiccano spesso per cultura generale o conoscenza della lingua italiana.

Scelti fra i più “somari”, concentrandosi in particolare su quelli che con i loro strafalcioni hanno fatto ridere gran parte dell’Italia grazie al team della Gialappa’s, i concorrenti saranno sottoposti a lezioni e quiz per arrivare primi alle valutazioni e vincere, mentre per i docenti la vincita in denaro verrà riconosciuta anche per la sola scelta di partecipare.

Dopo la manifestazione di sabato 9 aprile, c’era però da aspettarsi una reazione non esattamente entusiasta. Difficoltà economiche, contrattuali e difficoltà di costruire un futuro solido basato sull’attività lavorativa non sono infatti temi da affrontare facendo passare i “precari” per “fenomeni da baraccone”, hanno criticato i diretti interessati.

A tenere alta la bandiera delle proteste è soprattutto Brunello Arborio, fondatore del Forum precari scuola, lamentando che “prima il governo mette gli insegnanti in mezzo alla strada con i tagli agli organici poi le televisioni della famiglia del premier sfruttano la loro disperazione con la solita lotteria della fortuna”.

Intanto Mediaset si tutela, parlando per il tramite del suo direttore Massimo Donelli, di un programma ancora in via sperimentale, il cui obiettivo contrariamente alle proteste è proprio quello di “valorizzare una professione che è troppo spesso sottovalutata”. Risposta che non ha convinto i precari del settore della conoscenza , che si sono mobilitati anche sui social network, con un gruppo su Facebook che dice “no al ridicolo programma”.