rapportp svimez mezzogiorno 2010

rapportp svimez mezzogiorno 2010

La laurea paga in ritardo soprattutto per i laureati del Sud, è quanto emerge dal rapporto Svimez 2010, presentato in settimana. Nel 2009, spiega il rapporto dell’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, il tasso di occupazione dei laureati con età compresa tra i 25 e i 34 anni è stato del 54 per cento a Sud, contro un 75 per cento riscontrato nelle regioni del Centro e settentrionali. Solo dopo i 40 anni il tasso di occupazione si allinea tra Nord e Sud.

L’esercito degli inattivi. Se nel 2009 è aumentato del 6,6 per cento il numero degli inattivi – i famosi “neet” giovani che non studiano, non lavorano e non cercano lavoro – buona parte di questi si trova proprio a Sud. Si tratta di 1,2 milioni di persone. Gli altri 850mila sono invece nelle regioni del Nord. Un fenomeno che riguarda soprattutto le giovani donne che vivono nel Mezzogiorno: “Nel 2009 una ragazza su tre con età tra i 15 e i 29 anni non ha lavorato né studiato”.

Tasso di disoccupazione. L’Italia ha il tasso più alto di disoccupazione giovanile in Europa. Un dato di cui è “responsabile soprattutto il Mezzogiorno”, dove gli occupati tra i 15 e i 24 anni sono diminuiti del 13,2 per cento solo nel 2009, spiega il rapporto. Inoltre, il tessuto produttivo e industriale delle regioni del Sud è sempre meno pronto ad accogliere la mole di laureati che le Università del Sud sfornano ogni anno.

Fuga di cervelli. Negli ultimi 20 anni sono stati 2,4 milioni di persone a lasciare il Mezzogiorno, di cui il 17,5 per cento è costituito da laureati, il 25 per cento di loro sceglie il Lazio che rimane la meta che ne attrae di più. Un fenomeno già emerso fortemente dal Rapporto Svimez 2009. Tra i laureati che hanno lasciato il Sud, 13mila sono andati all’estero, il 20 per cento in Germania. Ma la fuga maggiore rimane quella dal Sud al Nord, come spiegava il presidente di Svimez in un’audizione sul rientro dei cervelli tempo fa.

I pendolari. Ad essere colpiti dalla crisi soprattutto i giovani pendolari laureati e precari. Che in un anno sono diminuiti del 14,8 per cento (26mila in meno rispetto al 2008).