studenti indiani

Non è una novità che il baricentro dell’economia mondiale si stia spostando verso est. Ma ora nuovi dati, diramati dall’OCSE, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, confermano che entro il 2020 anche il maggior bacino di talenti sarà ad est, in particolare in Cina e India.

Secondo il rapporto OCSE “Education Indicators in Focus”, infatti, negli ultimi 10 anni il gap fra il numero di laureati dei paesi OCSE e quello dei paesi non-OCSE, ovvero i paesi del G20, si è ridotto costantemente. Se nel 2000 erano 51 milioni i giovani laureati tra i 25 e i 34 anni dei paesi OCSE e 39 quelli dei paesi del G20, dieci anni dopo la differenza fra i due gruppi è di soli 2 milioni: 66 milioni i laureati OCSE contro i 64 dei paesi G20.

Se il trend dovesse continuare, nel 2020 4 laureati su 10 potrebbero asiatici, ossia cinesi e indiani, impiegati principalmente nei settori della scienza e della tecnologia.
La sola Cina, ad esempio, potrebbe contare sul 29 per cento dei laureati tra i 25 e i 34 anni, mentre Stati Uniti ed Europa arriverebbero assieme a poco più del 15 per cento. I giovani laureati provenienti da Argentina, Brasile, Cina, India, Indonesia, Federazione Russa, Arabia Saudita e Sud Africa sarebbero invece quasi un 40 per cento in più rispetto ai laureati degli altri paesi OCSE.

Comparando i paesi con il maggior numero di laureati nella fascia 25-34 anni, nel 2000 i primi della lista erano Stati Uniti (17 per cento), Cina (17 per cento), Federazione Russa (12 per cento), Giappone (10 per cento) e India (10 per cento). Nel 2010, sono ancora gli stessi paesi ad avere il maggior numero di laureati, ma con percentuali diverse che vedono un incremento per Cina e India, che raggiungono rispettivamente il 18 e l’11 per cento, e un decremento di Stati Uniti (14 per cento), Federazione Russa (11 per cento) e Giappone (7 per cento).

L’OCSE avverte, però, che le proiezioni possono essere influenzate dagli obiettivi di crescita dei vari paesi. Gli Stati Uniti e i paesi Europei hanno fissato, infatti, una percentuale-target di laureati che vogliono raggiungere entro il 2020. Si parla di un 60 per cento della popolazione americana per gli Stati Uniti e di un 40 per cento per i paesi Europei tra i quali Belgio, Francia, Irlanda, Olanda, Lussemburgo, Svezia, Svizzera e Regno Unito hanno già raggiunto il target.

Ottime prestazioni che però rischiano di essere spazzate via dal colosso Cina, che negli ultimi 10 anni ha quintuplicato il numero dei laureati e che si è posta come percentuale-target di laureati da raggiungere entro il 2020 il 20 per cento della popolazione. Tradotto in cifre significa un bacino di 195 milioni di laureati.
Se la Cina dovesse raggiungere l’obiettivo avrebbe così un numero di laureati pari all’intera popolazione statunitense tra i 25 e i 64 anni del 2020.