rapporto ocse istruzione 2010

rapporto ocse istruzione 2010

L’Italia spende ancora troppo poco per l’Istruzione pubblica, a confermarlo i dati diffusi dall’ultimo rapporto Ocse sullo stato dell’Istruzione nel mondo, presentato ieri a Parigi. Come ogni anno le quasi 500 pagine dell’Ocse sotto il titolo “Education at a glance” fotografano la situazione delle istituzioni deputate all’educazione e all’istruzione di giovani e adulti. Ancora una volta per l’Italia la pagella è negativa.

 

Il rapporto di quest’anno, che si riferisce in realtà agli anni 2007 e 2008 non è clemente. Tra i 33 paesi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, infatti, l’Italia si piazza quest’anno al penultimo posto per spesa nell’istruzione pubblica. Come già in passato, l’investimento del belpaese sull’Istruzione è sotto la media Ocse – che si attesta intorno al 13 per cento della spesa pubblica complessiva – non superando il 9 per cento della spesa pubblica totale.

Una cifra irrisoria, che serve soprattutto a coprire gli stipendi del personale docente nelle scuole e nelle università, peraltro minore in quantità rispetto agli altri paesi industrializzati. Tra questi, a spendere meno dell’Italia in Istruzione solo la Slovacchia.

Per quanto riguarda l’Università la spesa media per studente in Italia si attesta parecchio al di sotto della media Ocse, non superando gli 8.600 dollari – è inclusa l’attività di ricerca – a fronte dei quasi 13mila dollari dell’Ocse.

Tuttavia, se nel rapporto Ocse 2010 l’Italia non arriva ultima per livello di istruzione dei suoi abitanti è soprattutto per merito dei giovani tra i 24 e i 34 anni che sempre più tendono al conseguimento del diploma di laurea, soprattutto dopo l’introduzione delle cosiddette “lauree brevi”, che però proprio quest’anno hanno ricevuto una serie di bocciature pubbliche, prima fra tutte quella della corte dei conti. Solo nel 2008 i laureati sarebbero cresciuti del 20 per cento. Un segnale positivo che però non trova riscontro nelle altre fasce della popolazione dove il livello di istruzione rimane comunque basso e assai al di sotto rispetto agli altri paesi industrializzati.