Giovani laureate tra università e carriera

A quattro anni dalla laurea oltre 3 donne su 10 sono ancora “bamboccione” per necessità, mentre 2 su 10 sono disoccupate. A scattare una fotografia delle laureate italiane tra università e carriera è il secondo Rapporto Bachelor diffuso pochi giorni fa. La ricerca ha coinvolto un campione di 1.000 laureate rappresentativo, per area di facoltà e area geografica dell’ateneo, della popolazione di giovani donne che hanno conseguito nel 2007 una laurea “vecchio ordinamento” oppure specialistica.

Il Rapporto Bachelor dedica un primo sguardo ai comportamenti delle intervistate nel periodo di frequenza agli studi universitari. Il 43,8 delle laureate si è trasferita per studiare, tra queste un 10 per cento solo per brevi periodi, ma la percentuale delle “migranti per studio” sale tra le donne del Sud Italia. Il 64 per cento si è laureata in corso, il 43 per cento con 110 e lode.  Il 60 per cento delle laureate inoltre ha lavorato durante gli studi, ma nel 72 per cento dei casi si è trattato di attività non coerente con il percorso di studi scelto.

Ma che ne è di queste fanciulle 4 anni dopo il conseguimento della laurea? Hanno trovato una occupazione il 74,7 per cento delle intervistate, il 5,7 sta facendo un dottorato mentre il 19,6 per cento è senza lavoro. Tra le occupate il 41 per cento tempo indeterminato, il 21 per cento tempo determinato, le rimanenti spalmate tra contratti di apprendistato, libera professione e precariato. Le opzioni contrattuali subordinate prevalgono per le laureate in materie economiche, mentre la libera professione è prevalente tra chi ha studiato architettura e legge. Il 76,5 per cento delle occupate svolge un lavoro coerente con la propria laurea.

Lo stipendio medio? È di 1.164 euro (in linea con quello registrato dall’Indagine Stella 2011, di poco più basso), ma a guadagnare di più sono le laureate in ingegneria (1.490 euro) e le economiste (1.340 euro). Non arriva a 1.000 euro invece chi ha studiato materie umanistiche (920 euro). Infine, il 36,6 per cento del campione vive ancora con i genitori e in questo caso il motivo è da addebitarsi nella maggior parte dei casi all’impossibilità di pagare l’affitto oppure ad una condizione di disoccupazione o instabilità lavorativa.

Venendo alle questioni di genere, il 77,9 delle intervistate ritiene che non esista pari opportunità in ambito lavorativo tra uomini e donne. Una disparità che si concretizza in un eccessivo carico del lavoro familiare sulle spalle delle donne, in differenti opportunità di carriera e in orari e organizzazione del lavoro penalizzanti per il gentil sesso. Oltre il 37 per cento delle donne inoltre è a conoscenza di episodi di discriminazione, legati soprattutto alla maternità. Più della metà delle intervistate (57,3 per cento) è convinta che l’aspetto fisico influenzi la riuscita lavorativa di una donna.