Rapporto AlmaLaurea sul profilo dei laureati 2017

Quella di frequentare l’università continua a essere una scelta vincente. Parola del Rapporto AlmaLaurea sul profilo dei laureati 2017, elaborato dal consorzio interuniversitario sulla base dell’analisi di oltre 270mila “dottori” che hanno conseguito il titolo preso settantuno atenei italiani. L’indagine evidenzia che nel mercato del lavoro il possesso di una laurea costituisce tutt’ora un vantaggio competitivo e segnala che tra i nostri giovani aumenta la conoscenza delle lingue e la propensione a lavorare all’estero.

All’aumentare del titolo di studio, diminuisce la probabilità di rimanere disoccupati. Secondo il Rapporto AlmaLaurea sul profilo dei laureati 2017, nel 2016 il tasso di occupazione tra i laureati nella fascia d’età compresa tra i 20 e i 64 anni era del 78 per cento, a fronte dei 65 per cento registrato per i coetanei in possesso del solo diploma. La laurea paga anche in termini retributivi: nel 2012 un laureato guadagnava il 42 per cento in più rispetto a un diplomato. Le chance occupazionali aumentano per chi ha svolto un periodo di studio all’estero (+12 per cento), per quanti hanno svolto un tirocinio formativo (+8 per cento), ma soprattutto per coloro che hanno lavorato, anche soltanto in maniera sporadica, durante gli studi (+48 per cento).

E chi teme che trascorrere un periodo all’estero o svolgere un tirocinio curricolare possa rallentarlo negli studi, farà meglio a ricredersi. Il Rapporto AlmaLaurea sul profilo dei laureati 2017 sottolinea che non solo non è così, ma addirittura aumenta le probabilità di ottenere un voto elevato alla laurea. Sarà per questo che il 56 per cento dei laureati ha alle spalle un’esperienza di tirocinio o di stage (+12 per cento rispetto al 2006). Cala, invece, il tasso di coloro che hanno potuto fare esperienze di lavoro durante gli studi, passando dal 75 al 65 per cento. In generale, solo il 6 per cento dei laureati è stato uno studente-lavoratore a tutti gli effetti, mentre il 59 per cento è stato uno studente-lavoratore occasionale.

Degli oltre 270mila laureati interpellati, il 76 per cento di quelli triennali e l’80 per cento di quelli di secondo livello hanno dichiarato di avere una buona conoscenza dell’inglese scritto. Solo il 10,6 per cento, però, ha fatto un’esperienza all’estero durante gli studi. Di questi, l’80 per cento ha partecipato al programma Erasmus o a un altro progetto dell’Unione Europea, sostenendo anche esami all’estero o scrivendo oltreconfine una parte della propria tesi di laurea.

Uno dei dati più significativi che emergono dal Rapporto AlmaLaurea sul profilo dei laureati 2017 è che il 49 per cento degli interpellati sia pronto a fare le valigie e trasferirsi all’estero per motivi di lavoro. Uno su tre è addirittura disponibile a spostarsi in un altro continente. Solo il 3 per cento degli intervistati non ha intenzione alcuna di allontanarsi da casa.

Dopo cinque anni dal conseguimento del titolo, il 7 per cento dei nostri laureati magistrali lavora all’estero. Quelli che hanno abbandonato l’Italia sono coloro che hanno avuto voti migliori agli esami e un percorso di studi più regolare. Otto su dieci tra coloro che lavorano oltreconfine sono rimasti nell’Unione Europea: il 19 per cento si è trasferito nel Regno Unito, il 12 in Svizzera e Germania, il 10 in Francia e il 6 in Spagna. Fuori dall’Italia un laureato a cinque anni dal termine degli studi guadagna in media 2.202 euro netti al mese, mentre da noi solo 1.344 euro.

In Italia, ad ogni modo, il tasso di occupazione dei laureati cresce, seppur lievemente, toccando il 68 per cento tra i laureati triennali e il 71 tra quelli magistrali a un anno dal conseguimento del titolo di studio. In media nel nostro Paese dopo un anno dal termine degli studi un laureato triennale guadagna 1.104 euro netti al mese, mentre un laureato magistrale ne guadagna 1.153. A cinque anni dalla laurea aumenta il tasso di occupazione, che sale all’87 per cento tra i laureati triennali e all’84 per cento tra quelli magistrali.

Il Rapporto AlmaLaurea sul profilo dei laureati 2017 conferma ancora una volta che la stragrande maggioranza dei “dottori” italiani viene dai licei. Il 44 per cento dei laureati 2016 provengono dallo scientifico e il 16 dal classico, mentre il 19 per cento ha alle spalle un diploma tecnico e l’8 per cento uno pedagogico-sociale. Solo il due per cento ha frequentato una scuola professionale e la stessa percentuale ha conseguito una maturità di indirizzo artistico. Il 29 per cento dei laureati 2016, inoltre, ha almeno un genitore laureato.

Nel 2016 si è abbassata l’età di coloro che hanno discusso la tesi. Il Rapporto AlmaLaurea sul profilo dei laureati 2017 segnala che in media i laureati triennali avevano 24,9 anni, quelli a ciclo unico 26,9 anni e quelli magistrali 27,5. Aumenta, parallelamente, il tasso di quanti hanno completato gli studi entro i termini previsti: nel 2006 erano il 34 per cento, dieci anni più tardi la percentuale è salita al 49 per cento. Il voto medio alla laurea è stato nel 2016 di 102,5 su 110.