Islamabad, anche le universita pakistane hanno il loro ranking

È la Quaid-e-Azam University di Islamabad l’ateneo migliore del Pakistan, almeno secondo il ranking nazionale diffuso nei giorni scorsi dalla Higher Education Commission. Così da oggi anche gli studenti pakistani avranno la loro classifica accademica per valutare e scegliere l’università migliore dove studiare. Ma non mancano dubbi e critiche, espressi da osservatori esterni, sui criteri alla base di valutazione.

Lo scopo principale del primo ranking delle università del Paese è quello di condividere i dati sullo stato dell’alta istruzione di ogni singola istituzione, ha detto il presidente della commissione Javed Laghari. Un massa di informazioni che consentirà a studenti, genitori, potenziali dipendenti e stakeholder a compiere scelte informate, ma che allo stesso tempo dovrebbe innescare un processo di sana concorrenza tra i vari istituti per alzare i propri standard. Un processo utile anche ai fini di una maggiore considerazione internazionale degli atenei locali, attualmente assenti da tutte le classifiche globali.

Tra i parametri utilizzati per stilare la prima classifica accademica nazionale troviamo il numero di laureati, il livello di lauree specialistiche e dottorati, il numero di docenti qualificati, così come il rapporto tra il numero di studenti e di professori, il numero e la qualità delle pubblicazioni. Peccato che i dati incrociati dalla Higher Education Commission siano stati forniti dagli stessi atenei, sollevando alcune critiche sulla possibilità di falsare la classifica da parte delle stesse università. In tutta risposta la commissione ha stabilito di pubblicare i dati sul proprio sito in modo che eventuali difformità possano essere verificate.

Ma i dubbi sulla bontà del ranking pakistano non si fermano qui. Muhammad Hamir Zamad, associate professor a Boston, scrive su The Express Tribune di non essere certo che i criteri individuati siano utili a costruire una visione complessiva dello stato dell’alta formazione nel Paese, ma soprattutto “trovo interessante (o forse ironico) – scrive Zamad – che l’organizzazione che stila la classifica sia anche la fonte principale dei finanziamenti agli atenei”.