intervista coordinatore dell'UDU di Napoli

Dura la vita degli studenti che devono ogni giorno fare i conti con i disservizi della Federico II di Napoli, l’università più grande del Sud Italia. Mentre sono appena arrivate le dimissioni del rettore, Massimo Marrelli (un gesto motivato come un atto contro la gerontocrazia), monta sempre più la rabbia per i problemi che affliggono l’ateneo del capoluogo campano. Tra aule sovraffollate, biblioteche con orari troppo ridotti e forti disagi per i pendolari.

In cerca di opinioni degli studenti della Federico II riguardo alle dimissioni del rettore, il quotidiano La Repubblica, si è trovato di fronte a una cascata di malumori e denunce di disservizi. Alcuni tra i problemi lamentati dagli studenti di Napoli sono comuni a un po’ tutte le università italiane, dalle baronie ai nepotismi alle tasse sempre più alte. Ma la rabbia degli studenti ha radici anche – e soprattutto – in questioni più pratiche: le aule sovraffollate, che spesso costringono a seguire le lezioni in piedi o seduti a terra, l’assenza di una mensa universitaria, gli orari troppo ristretti della biblioteca della Federico II. C’è perfino la carenza di toilettes: gli iscritti denunciano la presenza di appena 4 o 5 servizi igienici, a fronte di centinaia di studenti, e per di più non in buone condizioni.

Ma sono i pendolari a lamentare i maggiori disagi. Mancano convenzioni per gli studenti con le società di trasporti e sono in molti a segnalare come gli orari dei corsi dell’Università Federico II siano piuttosto disorganizzati, costringendo quanti ogni giorno si spostano dalle zone limitrofe a ore di attesa prima delle lezioni o a dover affrontare un viaggio per poi tornare a casa dopo qualche ora.

Il tutto condito con buchi tra una lezione e l’altra, che non permettono di studiare quanto si dovrebbe per non rimanere indietro con gli esami. Tanto che perfino trovare un lavoro part-time diventa un’impresa. E, mentre le tasse aumentano sempre più, tra un disservizio e l’altro l’università si trasforma in una ripida salita e la laurea a molti sembra una meta irraggiungibile. In un clima come questo, le dimissioni del rettore – pur apprezzate da alcuni – diventano un fatto secondario.