Caro affitti in Francia

Se in Italia gli studenti devono far fronte a costi elevati per affrontare gli anni dell’università, i nostri vicini di casa non sembrano essere molto più avvantaggiati. In Francia le due maggiori organizzazioni studentesche protestano perché il costo della vita per gli universitari per il nuovo anno accademico è aumentato di oltre il 4 per cento rispetto al 2010-11, il doppio del tasso di inflazione.

Il ministro dell’istruzione Laurent Wauquiez ha dichiarato che gli aumenti sono tra i più bassi degli ultimi cinque anni, ma i principali sindacati degli studenti, Unef (Union nationale des étudiants de France) e Fage (Fédération des associations générales étudiantes), la scorsa settimana hanno pubblicato le loro indagini annuali sui costi della vita degli studenti. L’Unef ha calcolato l’aumento dallo scorso anno al 4,1 per cento, e la Fage al 4,2 rispetto a un tasso di inflazione in Francia che è del 2,1 per cento.

Queste stime sono superiori a quelle di un anno fa, quando le due organizzazioni hanno calcolato che i costi erano aumentati tra il 2,5 e 3,3 per cento rispetto al 2009-10. Fage ha stimato il costo dell’anno 2011-12 a 2.657 euro per un allievo che vive a Parigi o nell’Ile-de-France, e 2.265 nelle province.

Entrambe le organizzazioni hanno riscontrato che la spesa più elevata è quella per l’alloggio: la media delle rette di affitto di case private a Parigi è aumentata quasi del 9 per cento nell’ultimo anno. Altri fattori di crescita delle spese citati da Unef e Fage sono le assicurazioni sociali, i pasti sovvenzionati e i trasporti. Le tasse di iscrizione all’università hanno poi subito un aumento medio del 3,1 per cento.

Per queste ragioni Unef e Fage chiedono maggiori aiuti finanziari per gli studenti e un congelamento delle tasse e altri oneri di legge. Dal canto suo il ministro Wauquiez ha chiesto al servizio statistico di fare al più presto una valutazione ufficiale della situazione sottolineando però che “la Francia è il Paese europeo dove gli studi sono meno costosi” e che con la crisi finanziaria il governo ha scelto di non aumentare le rette degli studenti “a differenza di Gran Bretagna, Spagna e Italia”.