cile proteste

Hanno iniziato a scendere nelle strade di Santiago i primi giorni di agosto, e stanno proseguendo dandone notizia a tutto il mondo. Un’eco che si espande anche per la reazione del governo cileno e per i numerosi arresti effettuati con l’obiettivo di arginare le proteste e fermare i gruppi di violenti che si inseriscono nelle manifestazioni pacifiche.

Definite cacerolazos, le proteste degli studenti cileni si stanno estendendo ad altre categorie, portando in strada una quantità tale di persone che non si vedeva dai tempi di Pinochet. Le forze dell’ordine hanno risposto prima con 900 arresti, poi con più di 300 senza ancora stime ufficiali e definitive: e il bilancio sembra destinato a salire vista la determinazione della comunità universitaria e della classe lavoratrice, e visto il pugno duro che il governo continua a usare. Per il 18 agosto è stata annunciata una nuova manifestazione nazionale.

Il sistema scolastico cileno, secondo l’Ocse, è quello con “meno carenze” del Sud America, ma questo ovviamente non lo rende un buon sistema. In termini di uguaglianza del dritto all’istruzione, per una formazione di qualità destinata a persone con basso reddito, il Cile si posiziona in modo pessimo rispetto agli altri Paesi.

Quello che emerge infatti è un quadro di forte disparità e una società verticalizzata destinata a non rigenerarsi. Studenti e docenti in protesta lo chiamano “educational apartheid“, per sottolineare in modo inequivocabile l’assenza di opportunità per gli studenti dei sobborghi e più in generale di coloro che nono appartengono a una classe agiata.

Intanto su Twitter, dal profilo di Camila Vallejo Dowling, la studentessa leader del movimento di protesta, e da altri studenti in Cile, circola la notizia che il prossimo 3 settembre si preannuncia come una giornata davvero calda. Migliaia di studenti sono attesi per riunirsi in Parque O’ Higgins nella Capitale.