indignados

È iniziata anche in Oriente la protesta globale degli “indignados” che, tra oggi e domani, invaderà più di 900 piazze in oltre 80 paesi in tutto il mondo. Una manifestazione che mostra come il movimento degli “indignati” si sia esteso a macchia d’olio soprattutto grazie al web, partito dall’iniziativa dei giovani spagnoli sull’onda della crisi economica. Gli scontri e le violenze che hanno caratterizzato la manifestazione di Roma hanno monopolizzato l’attenzione anche dei media stranieri, ma i cortei che si sono svolti finora (sono circa 950 le città coinvolte nella protesta) sono stati per lo più pacifici e festosi.

Un ospite inatteso alle proteste di Londra è stato Julian Assange. Il fondatore di Wikileaks si è unito ai cortei e la polizia gli ha impedito di indossare una maschera. Un divieto che è rimbalzato anche su Twitter, col il suo legale che ha replicato: “Noi non possiamo indossare una maschera per renderci anonimi, mentre questo è consentito ai conti bancari in Svizzera”.

Tensioni anche negli Stati Uniti, dove i primi scontri hanno portato all’arresto di circa 50 persone, ma il dato è in costante evoluzione. A essere prese di mira soprattutto Denver, Washington, New York, San Diego, Seattle. Nella Grande Mela in particolare sono state arrestate 15 persone che manifestavano nei pressi di Wall Street bloccando il flusso delle auto al grido “Occupy Wall Street goes global” (il video a seguire).

La proteste è arrivata fino in Nuova Zelanda, sfilando e occupando alcune piazze. Nella vicina Sidney hanno preso parte circa 2000 persone ai cortei, inclusi i gruppi aborigeni, i comunisti e i sindacati, facendo sit-in di fronte alla Banca Australia, occupando poi la città di Melbourne guidati dall’organizzazione OccupyMelbourne.org.