Protesta a Torino

Un lungo collage di fogli su cui erano state apposte le oltre 800 firme del personale dell’Università di Torino è stato esposto durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico. Nell’aula magna della facoltà di Economia e commercio un gruppo di ricercatori si è presentato con lo striscione tra le mani e delle fasce rosa con la scritta “Statuto democratico”.

La colorata forma di protesta ha voluto attirare l’attenzione sulla modalità con cui gli atenei, nello specifico quello di Torino, si stanno adeguando alla riforma dell’università entrata in vigore lo scorso 29 gennaio. In particolare, la rischiesta degli 800 firmatari – tra cui docenti, tecnici, ricercatori e precari – riguarda le modalità di approvazione del nuovo statuto, per il quale chiedono criteri più democratici e di rappresentanza reale delle diverse componenti accademiche.

“Chiediamo che la Commissione per lo Statuto sia eletta a suffragio universale senza quote riservate” hanno spiegato i precari della ricerca che hanno inscenato la protesta. Nel loro discorso questi ultimi hanno fatto riferimento alle parole pronunciate dal rettore dell’Università di Torino, Ezio Pelizzetti, il quale nella sua relazione ha auspicato un “risveglio democratico”.

Le ragioni della mobilitazione sono state condivise anche dalla presidente del Senato degli studenti dell’ateneo, Alice Graziano, la quale ha sottolineato come l’ateneo di Trieste abbia applicato un criterio di ampia partecipazione all’approvazione dello statuto pur non essendoci un’espressa prescrizione normativa in tal senso. L’Università di Trieste ha infatti approvato una mozione in virtù della quale 12 componenti su 15 della Commissione statuto siano eletti dall’intero corpo docente e non – come invece prevede la riforma Gelmini – da Senato accademico e consiglio di amministrazione. L’escamotage trovato per far salvo il rispetto del dettato normativo è quello di una ratifica dell’esito delle votazioni da parte di questi organismi.

Anche gli studenti torinesi hanno “celebrato” a modo loro l’inaugurazione dell’anno accademico. Un gruppo di esponenti del Collettivo universitario ha infatti acceso un fumogeno rosso e ha storolato uno striscione dal primo piano dell’ateneo recante la frase “Niente da inaugurare. La riforma Gelmini non passerà”.