Proteine per ricaricare smartphone e computer

Arriva dalla giovane biochimica italiana Marina Faiella, che lavora presso l’Università dell’Arizona, un modo di ricaricare le batterie del computer o dello smartphone decisamente green. Come? Grazie a delle proteine capaci di “fabbricare” idrogeno.

Ricaricare computer e smartphone rispettando l’ambiente sarebbe dunque possibile: “L’idrogeno può rappresentare una fonte illimitata di combustibile pulito”, spiega Faiella. In natura però esso non è disponibile in forma pura, ma solo all’interno di molte sostanze, e gli attuali metodi di produzione – costosi o inquinanti – non sono adatti per un impiego su vasta scala. Ed ecco cosa c’entrano le proteine: “Nelle piante e in alcuni batteri esistono delle proteine, chiamate idrogenasi, che sono capaci di convertire protoni in idrogeno molecolare. Si tratta di proteine molto complesse, di cui stiamo ancora tentando di comprendere a pieno il meccanismo”.

Se si riuscisse a catturare la parte delle idrogenasi in cui si verifica la produzione dell’idrogeno, si potrebbe riprodurla in maniera semplificata dentro proteine di sintesi, sviluppate ad hoc al computer, che conterranno un atomo di ferro per catalizzare la reazione chimica. Un progetto per ora ancora in fase embrionale, ma che in futuro “potrebbe consentire di produrre idrogeno a costi contenuti e senza inquinare“.

L’obiettivo è creare dei bioreattori dove batteri comuni come l’Escherichia coli possano produrre grandi quantità di queste proteine. Il passo successivo sarà immobilizzarle su dei supporti per ricaricare le batterie dei nostri smartphone”, continua Faiella, fresca vincitrice della borsa di studio internazionale L’Oreal-Unesco del programma ‘Donne e Scienza’ 2013, e del relativo finanziamento di 40mila dollari per il campo di ricerca.

Si tratta senza dubbio di un progetto complesso, ma negli USA l’attenzione per il tema dei biocarburanti pare essere sufficientemente alta da consentirne sviluppi futuri. Il Dipartimento dell’Energia in cinque anni ha stanziato ben 700 milioni di dollari per sostenere l’Energy Frontier Research Center Bisfuels, una rete di quasi 50 istituti impegnati nella ricerca sulle energie verdi di cui fa parte anche l’Università dell’Arizona. Ed è anche per questo che un altro dei “cervelli” italiani ha scelto di brillare all’estero.