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Vediamo nel dettaglio quali sono le proposte di riforma del servizio civile di cui si discute in questi giorni.

Si tratta, in particolare della proposta di legge delega sul servizio civile nazionale, presentata dal Sottosegretario con delega, on. Carlo Amedeo Giovanardi e approvata in dal Consiglio dei Ministri lo scorso 22 gennaio; della proposta di legge, “Nuova disciplina del Servizio civile nazionale” presentata dall’on. Enrico Farinone (PD), l’8 settembre 2009 e della proposta di legge su “Nuove norme in materia di Servizio civile nazionale”, la prima ad essere presentata, da parte dell’on. Erica Rivolta (Lega Nord), il 21 maggio 2009.

Tutte e tre le proposte di riforma del servizio civile formulate condividono la necessità di rivedere la condizione del volontario, riconoscendone anche la componente lavorativa, ma si differenziano tuttavia su alcuni punti fondamentali.

La proposta di legge “Giovanardi”, rispetto alle altre, è quella che si pone più in continuità con l’attuale ordinamento del servizio civile, sottolineando il suo ruolo fondamentale nella promozione della pace per la difesa della Patria.

Rispetto alle altre proposte di riforma del servizio civile, quella del governo, continua a vedere un ruolo centrale dello Stato, all’interno della ripartizione delle competenze, pur prevedendo un’apertura alla collaborazione con Regioni e Province che potrebbero contribuire anche economicamente vincolando dei fondi propri.

Inoltre, la proposta prevede anche forme di mobilità interregionali, allo scopo di favorire un maggiore equilibrio tra la distribuzione dei progetti nelle aree geografiche del Paese e il numero di volontari.

A questa proposta del governo si affiancano e si contrappongono due proposte alternative di riforma del servizio civile, rispettivamente della Lega Nord e del PD.

Entrambe si differenziano dalla prima perché individuano una competenza specifica da parte delle Regioni e delle Pubbliche Amministrazioni sull’individuazione degli ambiti, sulla valutazione e il controllo dei progetti e l’approvazione delle graduatorie, lasciando gli aspetti restanti, tra cui i progetti nazionali, all’Unsc (Unione Nazionale Servizio Civile).

In accordo con la proposta del governo, invece, sottolineano l’importanza della flessibilità, per andare incontro alle esigenze dei giovani che necessitano di conciliare questa esperienza con altre attività,  e ridurre dunque il rischio di abbandoni.

I diversi contenuti delle tre proposte, incontrano reazioni contrastanti da parte dei soggetti coinvolti.