Programma ministro Giannini per istruzione, universita' e ricerca

La ricetta del ministro Stefania Giannini per fare di istruzione, università e ricerca italiane un sistema moderno ed europeo? Un programma in 4 punti, che va dalla semplificazione  alla programmazione, dalla valutazione all’internazionalizzazione. L’ha spiegato il ministro stesso in un intervento alla VII Commissione del Senato, elencando le questioni che ritiene essenziale affrontare per ridare slancio al Paese.

La priorità assoluta del programma di Stefania Giannini è la semplificazione: occorre attuare i provvedimenti esistenti e resistere alla tentazione di elaborarne altri, e aggiungere norme a norme. Secondo il ministro, il primo nemico da combattere si chiama “ipertrofia normativa” e il modo per farlo consiste nel “lavorare per ridurre gli spazi di incertezza che alimentano conflittualità e contenziosi”.

Altro punto fondamentale è la programmazione, perché non è possibile focalizzarsi solo sul contingente. Come ha spiegato il ministro, interventi di ampio respiro, in grado di migliorare davvero istruzione, università e ricerca necessitano di adeguati orizzonti temporali e di adeguate risorse finanziarie. Non devono essere le emergenze a dettare le azioni di ministero e governo. L’auspicio di Stefania Giannini è che si passi dagli aggiustamenti puntuali a “soluzioni strutturali”.

Uno dei nodi più spinosi e attuali – soprattutto riguardo all’università – che il ministro Giannini si è trovata a dover affrontare è quello della valutazione di didattica e ricerca, con le molte polemiche suscitate dalla ripartizione della quota premiale del Fondo di finanziamento ordinario per gli atenei pubblici. Una questione difficile, ma che è necessario affrontare. Da questo punto di vista, il programma del ministro prevede la sostituzione dei “controlli ex ante con la valutazione ex post” e l’assegnazione delle risorse “sulla base dei meriti e dei demeriti”.

Ultimo ma non ultimo tra i 4 nel programma di Stefania Giannini, quello dell’internazionalizzazione. Solo puntando su questo aspetto, spiega il ministro, è possibile  garantire “comparazione e competizione” con il resto del mondo a scuola, università e ricerca italiane, e quindi generare “maggiore qualità intrinseca”. Far crescere la qualità, sarebbe allo stesso tempo utile per tutto il sistema-Italia, perché consentirebbe agli atenei e al mondo della ricerca di assolvere alla funzione di “motore diretto dello sviluppo economico e di crescita”.