innovaction lab 2011

Immobilismo, poca aderenza al mercato del lavoro e scarsa valorizzazione dei giovani sono i principali elementi di debolezza che molti studenti in agitazione in queste settimane imputano all’università italiana. Un terreno debole ma allo stesso tempo fertile per la nascita e lo sviluppo di iniziative parallele, progetti-pilota che mirano a selezionare giovani promettenti ed “enterprising” per dar loro reali possibilità per essere innovatori.

Innovaction Lab è proprio uno di questi progetti, come spiega Augusto Coppola, co-founder dell’iniziativa nata all’università Roma Tre e da quest’anno aperta a tutte le altre facoltà, anche di atenei diversi.

Gli studenti della scorsa edizione hanno avuto la possibilità di presentare la loro idea a una platea di investitori, e i migliori sono stati premiati con un viaggio studio nella Silicon Valley. 63 studenti partecipanti provenienti da varie facoltà, 6 università e 12 team multidisciplinari, sono stati gli “ingredienti” per gettare il seme dell’idea innovativa e soprattutto per farlo germogliare.

La partecipazione al programma è gratuita per tutti gli studenti, occorre mandare il proprio curriculum (gli organizzatori raccomandano, no Europass) e lettera motivazionale a candidati@innovactionlab.org entro il 7 aprile.

Se ne sentono molti di eventi promossi dai soggetti più svariati che parlano proprio del valore dell’intuizione “geniale”. Cosa ha di diverso Innovaction Lab?

Le iniziative a cui lei fa riferimento sono basate sull’assumere che l’elemento decisivo nel processo di innovazione sia l’idea e che dunque bisogna cercare e premiare le idee migliori. La nostra esperienza, invece, ci dice che di idee innovative in giro ce ne sono fin troppe, mancano purtroppo gli innovatori, persone cioè capaci di pianificare ed eseguire le azioni concrete in grado di portare le idee sino al mercato e/o alla società. Se chiedi a un investitore privato quali siano i tre elementi più importanti nel suo processo di selezione ti sentirai rispondere sempre “People, people, people!”. Chi investe per professione ha da tempo capito che sono le persone a fare la differenza.
I motivi di tale scarsità sono molti e ampiamente dibattuti: trasformare un’idea in un’innovazione concreta comporta la conoscenza delle dinamiche di mercato, di gestione aziendale e di team. Si tratta di un insieme di cose che viene poco insegnato nelle scuole, non solo italiane, e che credo nelle sue linee fondamentali possa essere invece trasferito agli studenti in un tempo ragionevolmente breve. Questa è invece la missione di InnovAction Lab.

Quale è il ciclo di vita di una startup?

Se con “startup” indichiamo un’azienda web 2.0, che nasce da un gruppo di studenti con l’ambizione di raggiungere un mercato almeno europeo, allora il ciclo di vita può essere sviluppato su un arco temporale di 12 mesi divisi in tre passi principali: il primo riguarda la versione alfa del prodotto, il secondo ha lo scopo di chiudere un round di micro-seed con un cosidetto “angel investor” (in parole povere, trovare un singolo disposto a investire tra sino a un massimo di 50/70 mila euro sulla versione alfa) e infine realizzare una versione beta su cui iniziare a misurare concretamente i feedback del mercato. Se per startup, invece, intendiamo aziende operanti in altri settori, allora i tempi e il ciclo di vita possono essere anche molto diversi da quello indicato.

Stando a contatto con laureati, laureandi, giovani imprenditori, quali carenze e quali punti forza ha riscontrato?

Qualche tempo fa ho tenuto un seminario all’estero. L’aula era piena per circa la metà e gli studenti occupavano tutti i posti a me vicini. Durante il seminario, una parte significativa del tempo se ne è andata per rispondere alle domande e nei giorni successivi ho dovuto rispondere a molte mail. Quando faccio un seminario in Italia la situazione è piuttosto diversa: gli studenti tendono a occupare i posti più lontani dallo speaker, poi durante il seminario il loro atteggiamento è passivo: nella migliore delle ipotesi seguono con attenzione prendendo appunti, ma per coinvolgerli devo organizzare dei veri e propri spettacoli di varietà. Invito gli studenti a cambiare questa mentalità prima che sia troppo tardi.

Innovaction ha cambiato nome (prima era Innovation lab ndr): il nuovo “brand” fa riferimento all’estrema necessità di “azione” poco considerata nel nostro paese?

Quella “C” in mezzo in effetti è il risultato di nostre lunghe discussioni e l’abbiamo inserita per dare il segnale che il nostro impegno non sarebbe stato solo quello di favorire la generazione di idee quanto piuttosto la vera e propria attuazione di soluzioni.
Nel nostro Paese riteniamo che sia necessario avere un tipo particolare di innovatori: ci servono persone non solo in grado di realizzare concretamente le idee innovative, ma anche di riuscire a portare il loro successo, la loro storia. Ci servono casi di successo, che si rimbocchino le maniche e si mettano a disposizione degli studenti, degli imprenditori, delle istituzioni. A questa particolare categoria di innovatori abbiamo dato il nome di innov-attori, per la loro capacità di essere agenti attivi non solo nel mercato, ma anche nella società.

Quali sono gli ambiti più all’avanguardia in cui far nascere una startup oggi? Si sostiene che l’innovazione nel campo delle Tlc non sia più in crescita, il numero di brevetti delle più grandi aziende al mondo in questo campo è diminuito. Non ci resta che puntare sull’internet?

Credo sia il momento di superare le divisioni tra ambiti facendo riferimento alle tecnologie: Internet è ovunque e così le telecomunicazioni. Mi sembra più interessante pensare agli obiettivi della startup, che in futuro saranno sempre più connessi ai temi della sostenibilità dal punto di vista ambientale, sociale ed economico. Immagino, per esempio, tante iniziative imprenditoriali sui temi della gestione efficiente dell’energia, del trattamento delle acque o dei rifiuti, iniziative nel social business, nella progettazione di edifici o che mirano a migliorare l’efficacia dei percorsi didattici

L'”Innovation Camp” dello scorso anno ha riunito ingegneri, laureati in archeologia con know how molto diversi. Come valuta invece l’approccio in ambito universitario e pubblico?

Credo che le istituzioni (università, ministeri) siano strutturalmente molto lente a realizzare cambiamenti. Le facoltà sono ancora impermeabili, anche perchè di fatto questo lo impongono i vincoli ministeriali). I giovani, se opportunamente sollecitati e incentivati, sono molto più disponibili ad attraversare i confini disciplinari imposti dalle facoltà. Anche qui, l’esperienza dello scorso anno, conferma questa nostra convinzione.