profumo risponde a CUN su calo matricole

Il ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, ha affidato a un’intervista al quotidiano La Stampa la sua risposta in merito al calo vertiginoso delle matricole denunciato nei giorni scorsi dal Consiglio Universitario Nazionale (CUN). Il CUN aveva parlato di una vera e propria fuga dall’università negli ultimi dieci anni, con una diminuzione degli iscritti pari alla cancellazione di un ateneo come la Statale di Milano.

Il ministro Profumo ha negato che sia in corso un abbandono di massa dell’università e ha fornito un’altra spiegazione per il fenomeno del calo delle matricole. A differenza di quanto sostenuto dal CUN, che imputa la fuga alle ridotte possibilità economiche delle famiglie e alle sempre più scarse risorse destinate alle borse di studio, Profumo ha dichiarato che il dato riportato è viziato dall’anno preso come riferimento iniziale. La perdita di 58mila matricole in dieci anni (pari al 17 per cento), infatti, è stata calcolata a partire dai dati delle iscrizioni universitarie relativi al primo periodo dell’entrata a regime della riforma del 3+2, quando si registrò un gran numero di iscritti con più di 23 anni.

Secondo il ministro Profumo, nei primi anni successivi alla riforma ci sarebbe stata un’autentica bolla di iscrizioni dovuta a due ragioni: “Da un lato – spiega il ministro – ci sono gli studenti partiti con il vecchio ordinamento che hanno tentato di iscriversi al nuovo per ottenere la laurea breve. Questo ha un grande valore sociale ma crea una bolla nei dati. E poi c’è un altro gruppo di dipendenti della pubblica amministrazione che frequentavano le università per effetto di accordi che consentivano loro di laurearsi e di ottenere crediti”. In proposito, Profumo fornisce anche delle cifre: nell’anno accademico 1999-2000 le matricole sono state 278mila, lo stesso dato registrato dieci anni dopo, mentre nell’anno accademico 2003-2004 ci sono state ben 64mila matricole in più di età superiore ai 23 anni.

Seguendo il ragionamento del ministro, quindi, una volta sgonfiatasi la bolla la situazione sarebbe tornata alla normalità e il calo delle matricole di cui parla il CUN sarebbe rappresentato dalla riduzione degli iscritti meno giovani. Ma resta il fatto che le iscrizioni abbiano registrato una diminuzione costante a partire dal 2005, cosa che ha allertato numerosi analisti. Consapevole di ciò, Profumo ha ribattuto che bisogna anche tener conto anche dei fattori demografici, ricordando che “tra il 1999 e il 2011 si sono persi 70mila diciannovenni per il crollo delle nascite”.

Insomma, stando alle dichiarazioni del ministro, l’università italiana godrebbe di buona salute e perfino i dati OCSE, che da anni ci descrivono come un Paese con un numero troppo scarso di laureati, andrebbero letti diversamente. Il trend, infatti, sarebbe positivo e la media di crescita dei laureati nostrani sarebbe “superiore a quella dell’UE a 21 che è del 4 per cento e dei Paesi OCSE che è del 3,7 per cento”. Se da un lato suona il de profundis dell’università italiana, dunque, dall’altro si parla di un sistema sano e di dati del tutto normali e non è difficile prevedere che la guerra di cifre è destinata a continuare.