professori universitari troppo vecchi

I docenti delle università italiane sono troppo “vecchi” rispetto a quelli degli altri Stati europei e questo è un freno per lo sviluppo del Paese. In un contesto di crisi come quello attuale, investire sui giovani è ormai una priorità per far ripartire l’economia puntando sull’innovazione attraverso l’inserimento di forze fresche e dinamiche nel mondo accademico. La soluzione? Sbloccare il turnover concedendo agli atenei maggiore autonomia nella gestione della proprie risorse, consentendo così il progressivo svecchiamento del sistema.

Numeri alla mano si scopre che in Italia oltre il 22 per cento dei docenti universitari ha più di 60 anni. E se il dato è già inquietante in sé, suona ancora peggio se confrontato con quello degli altri Paesi europei: in Gran Bretagna il tasso di professori ultrasessantenni si attesta al 5,2 per cento; in Spagna al 6,9; in Francia all’8,2 e in Germania al 10,2. Altrettanto sconfortante è il raffronto del dato, per così dire, inverso. Mentre da noi solo il 4,7 per cento dei docenti ha meno di 34 anni, in Germania i giovani professori universitari sono il 31,6 per cento, in Gran Bretagna il 27, in Francia il 22 e in Spagna il 19.

Non solo i professori universitari italiani sono troppo “vecchi”, ma quando alla fine vanno in pensione non vengono nemmeno sostituiti: il turnover nei nostri atenei è pressoché inesistente e il reclutamento di giovani ricercatori è al palo da anni. Attualmente, infatti. ogni ateneo dispone solo del 20 per cento del proprio turnover, il che significa che si può assumere un nuovo docente solo ogni cinque che vanno in pensione. Come se non bastasse, addirittura la Corte Costituzionale – con la sentenza n. 83 del 2013 – ha esteso anche al personale docente universitario la possibilità di chiedere una proroga biennale del pensionamento, spostando il limite massimo di età da 70 a 72 anni.

Partendo da questi presupposti, uno svecchiamento del corpo docente degli atenei italiani sembra ormai una necessità ineludibile e anche il ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, si è detta più volte sensibile all’argomento. La speranza è che nel provvedimento sul lavoro attualmente allo studio da parte del governo Letta si inserisca una semplice norma che consenta agli atenei di poter gestire il reclutamento di docenti e ricercatori giovani in maniera autonoma.