nuove tecniche di imaging

Nuove tecniche di imaging ci permetteranno di vedere le nostre cellule al lavoro. Sono stati appena presentati su Science e Nature alcuni studi realizzati negli USA che si annunciano rivoluzionari e che potrebbero mandare presto in pensione la vecchia risonanza magnetica e perfino i raggi X.

Uno studio congiunto dei ricercatori della Stanford e della California University, pubblicato su Science, annuncia la messa a punto della risonanza magnetica nanomolecolare, con una risoluzione 10mila volte superiore a quelle attuali, e secondo gli scienziati americani in una decina d’anni diventerà routine poter osservare una cellula al lavoro o addirittura un’elica di DNA. Ancora made in Stanford un altro studio, pubblicato su Nature, parimenti innovativo nel campo delle tecniche di imaging: è la fluoroscopia Clarity, che rende il cervello limpido come un cristallo, ne evidenzia dettagli finora quasi inaccessibili e segmenta elettronicamente le immagini, registrandole in 3D e ricomponendole sul monitor di un computer. Tale tecnica può essere utilizzata per qualunque altro organo.

Queste nuove tecniche di imaging sono l’ultima tappa di un percorso iniziato nel 1971 con la prima TAC cerebrale eseguita da Godfrey Hounsfield al Saint George Hospital di Londra, che segnò un cambiamento epocale per la storia della neurologia. Sei anni dopo toccò a Raymond Damadians mettere a punto la risonanza magnetica. La risonanza magnetica funzionale è databile invece 1990, grazie all’intuizione di Seiji Ogawa di sfruttare le immagini di contrasto date dalle molecole di ossigeno nel sangue. Si è passati così dalle fotografie ai filmati live, per così dire, in grado di mostrare struttura e funzionamento della materia grigia del cervello. E se l’epoca dell’imaging parcellare è iniziata nel 1991 con la DTI (diffusion tensor imaging) di Aaron Filler, ossia una risonanza magnetica con tensore di diffusione che restituisce il dettaglio delle singole fibre, eccoci ora alle porte dell’era della risonanza nanomolecolare.

E i raggi X? Scoperti dai Curie nel 1895, potrebbero essere anche loro vicini alla pensione. Questa volta per merito dei ricercatori dell’Università del Michigan che hanno messo a punto la radiografia THZ. La nuova tecnica, presentata in uno studio ora pubblicato su Nature Communications, si annuncia assai meno dannosa, grazie all’impiego di raggi terahertz, e assai più precisa – circa 1.500 volte in più -, nonché a costi inferiori. E se i fondi per svilupparla sono soprattutto militari (National Science Foundation, ma anche Michigan Space Grant Consortium, Defense Advanced Research Projects Agency, Office of Naval Research e Army Research Office) il motivo è ben presto spiegato: con la tecnologia terahertz si può anche vedere cosa c’è oltre una superficie solida molto meglio che con qualunque altro detector oggi in uso e il sistema potrebbe trovare applicazione anche negli aeroporti.