premio atenei migliori niente nuovi tagli

La coperta è corta. Le risorse mancano e si rischia che – per l’ennesima volta – la montagna partorisca il topolino, ovvero che la tanto strombazzata valorizzazione del merito attraverso la distribuzione di una parte, la cosiddetta ‘quota premiale’, del Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) agli atenei migliori sfumi e che ai più meritevoli rimanga come unica consolazione e riconoscimento il non subire nuovi tagli.

Questa è la situazione che si sta profilando mentre il decreto per l’assegnazione della quota premiale del Ffo passa all’esame della Conferenza dei rettori (CRUI) e del Consiglio universitario nazionale (CUN). In mancanza di un significativo aumento dei fondi a disposizione del MIUR, infatti, concedere come premio più soldi agli atenei migliori significherebbe imporre tagli drastici a quelli che hanno brillato meno nelle pagelle dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR).

Alla base di tutto c’è che – fallito il tentativo di riservare almeno 41 milioni di euro agli atenei migliori (andato a vuoto per un cavillo amministrativo) – l’ammontare complessivo del Ffo è inferiore del 5 per cento rispetto al 2012. Ciò non consente di premiare le eccellenze, a meno di decidere di paralizzare le università che hanno ottenuto una valutazione peggiore, assoggettandole a nuove misure draconiane. Proprio per evitare il verificarsi di questa eventualità, che condannerebbe molti atenei a chiudere i battenti, si è deciso di introdurre una clausola di salvaguardia che vieta un taglio della quota del fondo spettante a ciascuna università superiore al 5 per cento rispetto alle somme ottenuto l’anno precedente.

Ma è proprio l’introduzione di questa clausola a bloccare l’affermarsi del nuovo sistema di finanziamento basato sulla competitività e sulla valorizzazione della qualità della didattica e della ricerca. Stando così le cose, infatti, gli atenei migliori non potranno ricevere risorse-premio per compensare almeno in parte la riduzione drastica dei fondi subita nel corso degli ultimi anni, ma avranno come unica consolazione – che sa un po’ di beffa – quella di essere al sicuro dalla scure di nuovi tagli.

I fondi che il MIUR potrà ripartire tra tutte le università statali ammontano quest’anno a 819 milioni. Di questi, secondo la prassi, il 34 per cento (circa 278,5 milioni) saranno assegnati sulla base dei risultati nella didattica e il rimanente 66 per cento  (540,5 milioni) sulla base di quelli ottenuti nella ricerca. Per quanto riguarda la distribuzione di quest’ultima parte delle risorse, si terrà conto delle famose – e contestate – pagelle dell’ANVUR, ma anche di altri parametri. E, proprio per tutelare quegli atenei che hanno ottenuto le migliori valutazioni da parte dell’agenzia, il CUN ha già chiesto che il peso dato a questi giudizi sia maggiore, mentre si attende ancora il parere della CRUI.