Torino, al politecnico la doppia laurea targata Fiat Chrysler

Un ponte tecnologico sull’Atlantico: da una parte Fiat e il Politecnico di Torino, dall’altra il gruppo Chrysler e l’Università di Windsor. Ad attraversarlo saranno una cinquantina di studenti che potranno avere accesso a un percorso di specializzazione internazionale al termine del quale conseguiranno un doppio titolo come avvenuto recentemente a Trento: la laurea magistrale in Automotive Engineering in Italia e il master of Applied Science in Automotive Engineering in Canada. Al loro fianco professori e manager d’azienda, su entrambe le sponde dell’oceano.

L’accordo da nove milioni di euro è stato sottoscritto nei giorni scorsi dal rettore del Politecnico di Torino, Francesco Profumo, e dal rettore dell’ateneo canadese, Alan Wildeman, alla presenza dell’amministratore delegato di Fiat e Chrysler, Sergio Marchionne, proprio in concomitanza con l’apertura del nuovo anno accademico, insidiata dalle proteste.

Cinquanta il numero massimo di studenti che ogni anno potranno partire da ciascuna delle università, nell’ambito del programma di cooperazione scambio internazionale: ai ragazzi si apriranno le porte del tirocinio entrambe le aziende, che forniranno inoltra un supporto finanziario agli allievi coprendo, almeno nella fase iniziale, spese di viaggio e soggiorno tramite gli atenei.

Il piano di studio si propone di formare giovani professionisti di livello internazionale con una conoscenza approfondita di tutta la filiera produttiva dell’automobile, con grande attenzione all’innovazione. Quattro in particolare gli ambiti di approfondimento:  sistemi del veicolo, motori, gestione dei processi industriali e ingegneria virtuale.

Un percorso internazionale congiunto che mette insieme le esperienze portate avanti già da tempo in Italia, con la collaborazione tra Fiat e Politecnico – rinnovata fino al 2014, e in Canada tra Chrysler e Università di Windsor. “Ognuno – commenta Marchionne – finora ha seguito un percorso autonomo ma, in fondo, le nostre strade partivano dallo stesso punto: la consapevolezza che in un mondo che cambia velocemente abbiamo l’obbligo di dotare i giovani degli strumenti tecnici e culturali necessari”.