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Il Politecnico di Milano rilancia: obiettivo internazionalizzazione. Dal prossimo anno accademico le lauree magistrali in lingua inglese saranno più di 8 su 10. La sfida dell’università meneghina continua e, per aprirsi ancor più al mondo, dall’anno accademico 2015-2016 più dell’80 per cento dei corsi di laurea di II livello saranno erogati in inglese. Dai 17 attuali si passerà a 29 (per 8 dei quali rimarrà comunque anche la versione in italiano), mentre saranno soltanto 5 le lauree magistrali con didattica esclusivamente in italiano.

Potenziare l’offerta didattica in lingua inglese non è certo una novità, nell’agenda del rettore del Politecnico di Milano. Che già aveva tentato una mezza rivoluzione, con lauree magistrali e dottorati soltanto in inglese, ma era stato fermato dal Tar un anno fa, dopo un ricorso di 150 docenti dell’ateneo. La questione, all’epoca, aveva sollevato non poche polemiche, tra chi vedeva nell’inglese l’unica via per un’internazionalizzazione efficace, e chi difendeva la necessità di corsi in italiano.

Ma la sentenza del Tar non ha fatto desistere i vertici del Politecnico di Milano. E così dall’anno prossimo i corsi in inglese verranno più che potenziati. La differenza rispetto a un anno fa? Puramente tecnica. Se allora era stata una delibera del senato accademico a prevedere i corsi esclusivamente in inglese, oggi sono i singoli corsi di studio a esprimere la volontà di passare in lingua straniera. Così, la trasformazione non è più una decisione dall’alto, ma una presa di posizione dei vari corsi di laurea magistrale, di cui il senato accademico non fa che prendere atto, e che approva ufficialmente.

Tutti soddisfatti? Non proprio. Così il rettore del Politecnico di Milano Giovanni Azzone: “Abbiamo rispettato la sentenza del Tar, e non abbiamo dato indicazioni vincolanti. La nostra idea iniziale però era diversa, perché avevamo previsto che dal prossimo anno accademico il cento per cento dei corsi potesse essere in lingua straniera. Volevamo avere classi internazionali, con molti studenti stranieri, e per attirarli avevamo scelto l’inglese”. Un desiderio su cui, dopo la bocciatura del Tar e il ricorso dell’ateneo, si attende ancora la sentenza del Consiglio di Stato.