legge di stabilità critiche associazioni studentesche

Hanno tutte le carte in regola per ricevere il sostegno economico previsto per aiutarli a proseguire gli studi universitari, ma non vedono un centesimo. Sono gli ‘idonei non vincitori’, coloro i quali pur avendo i requisiti patrimoniali, reddituali e di merito per vedersi assegnare le borse rimangono a bocca asciutta per via della scarsità delle risorse destinate a finanziare il diritto allo studio.

Gli idonei senza borsa sono un esercito. Solo l’anno scorso sono stati in 35mila a vedersi negata la possibilità di avere un aiuto economico, pur avendone diritto. La media nazionale degli esclusi è di 1 idoneo ogni 5, ma come sempre, anche in materia di diritto allo studio si riscontrano importanti differenze tra Nord e Sud.

Considerano che le regione meridionali sono quelle nelle quali le condizioni socio-economiche sono peggiori e proprio lì ci sarebbe bisogno di investire di più nel diritto allo studio, la situazione ha del paradossale. È la Campania la regione nella quale si registra le situazione peggiore. Qui non solo il numero degli idonei senza borsa è altissimo, ma le borse stesse sono molto più ‘magre’ che altrove: 2.493 euro ciascuna contro i 3.360 euro che rappresentano la media nazionale. Nel 2013 gli idonei sono stati 15.094, ma i beneficiari di borsa di studio solo 4.252 (il 28,2 per cento).

Il tasso più basso di idonei che ricevono effettivamente i contributi si registra all’Università del Sannio e ammonta al 12,8 per cento, ma anche all’Orientale di Napoli è difficile ricevere la borsa: ce la fa solo il 14 per cento. Anche al Sud ci sono però delle eccezioni, come la Basilicata, che riesce a garantire la borsa a tutti gli idonei. Sul fronte opposto, invece, si registra la cattiva performance del Piemonte, che per la scarsità delle risorse a disposizione lascia a mani vuote il 40 per cento degli idonei.

I fondi per finanziare il diritto allo studio sono in parte statali e in parte regionali. Le differenze tra una regione e l’altra dipendono per lo più da quanto stanziato a livello locale. Gli investimenti delle singole regioni, infatti, condizionano anche la ripartizione del fondo statale, che è distribuito in proporzione alle risorse che esse mettono in campo. Più si finanzia il diritto allo studio, più lo Stato concede integrazioni per aumentare il numero delle borse e dei contributi da distribuire.

A rendere particolarmente farraginoso e inefficiente il sistema che dovrebbe garantire agli studenti il diritto allo studio non è, tuttavia, solo la scarsità dei fondi. La colpa è anche delle continue modifiche alla legge, che spesso non entrano in vigore per mancanza di decreti attuativi, degli interventi regionali poco coordinati con quelli statali e molto dispersivi, di una gestione non trasparente dei fondi ricevuti e, perfino, del proliferare degli enti per il diritto allo studio (che in alcune regioni sono più di uno).

Di tutto questo ne fanno le spese gli studenti che, loro malgrado, spesso non riescono a intraprendere o proseguire gli studi universitari per l’impossibilità di far fronte alle tasse e alle altre spese e si vedono negato un diritto che, in realtà, è sancito dalla nostra Costituzione. Questa emergenza è stata segnalata dai rettori al neo-presidente del Consiglio Matteo Renzi, nella lettera che la CRUI gli ha inviato per chiedere interventi sui problemi più urgenti del sistema. Adesso non resta che attendere le risposte del nuovo governo in proposito.